L'Argentina di origine italiana

28-12-2018 | Editorial

Un anno di svolta

Manca poco ormai alla fine dell’anno. Fra brindisi e abbracci, lunedì notte staremo dando l’addio agli ultimi dodici mesi e accogliendo con speranza, con sogni, con attese, il Capodanno 2019. Ma intanto è tempo di bilanci e di essi se ne fanno tanti, anche se pochi, pochissimi li prendono in considerazione. La società nella quale viviamo, guarda poco al futuro e non vuole pensare a quanto è avveuto. Tema di filosofia che noi lasceremo da parte in questo nostro modesto  fondo dell’ultima edizione dell’anno. Ma ci si permetta comunque di tentare un bilancio.

L’anno 2018 che sta volgendo alla fine, è stato definito come un anno di pericolose svolte a livello internazionale. Chi le ha denunciate parla del ritorno dei nazionalismi, dei populismi e della xenofobia. Gli Stati Uniti di Donnald Trump hanno ribaltato il tavolo delle certezze del pensiero unico, che fino a non molti anni fa sembrava conquistare definitivamente il mondo. “USA first” è stato lo slogan con il quale il presidente statunitense ha avviato una serie di importanti  cambiamenti nelle politiche interne ed estere del suo paese, creando scompiglio specialmente tra i tradizionali alleati di Occidente. La Russia, e soprattutto la Cina, non si fermano nelle loro richieste di uno spazio maggiore nelle decisioni internazionali e specialmente l’Impero Celeste sta raggiungendo una massa critica, sia a livello economico che tecnologico e militare che mette in pensiero la leadership egemonica conquistata dagli Stati Uniti dopo la caduta del Muro di Berlino, di cui l’anno venturo ricorreranno 30 anni.

L’onda trumpiana, o populista, o nazionalista, era stata anticipata in precedenza da cambiamenti negli assetti politici di vari paesi europei, nei quali cresceva l’insofferenza verso l’Unione europea o meglio, verso la sua burocrazia, ritenuta dai critici cara, ma soprattutto invasiva rispetto ai particolarismi delle culture nazionali ed eccessiva per quanto riguarda i vincoli dei bilanci dei paesi soci alle regole economiche e finanziarie decise non tanti anni fa. In questo contesto l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione (decisa da un referendum passato con il minimo scarto) è stato un evento traumatico per i britannici ma anche per l’Ue.

Le elezioni - e quindi i popoli - hanno portato a cambiamenti nelle stanze dei bottoni di vari paesi, in particolare dell’Europa dell’Est, tra i quali Polonia e Ungheria, ma anche l’Austria, uniti in modo particolare dal comune rifiuto all’accoglienza di migranti - rifugiati o no - nei loro paesi, con manifestazioni anche razziste e paure religiose.

In questo quadro si inserisce l’epocale mutamento del quadro politico italiano, frutto delle elezioni del 4 marzo. Fino a quel giorno c’erano ancora nel Bel Paese un centrodestra, nel quale era inserita anche una forza reazionaria come la Lega e un centrosinistra, con una costellazione di alleati populisti. Si presentava inoltre il partito populista per eccellenza, il Movimento 5 Stelle nato nelle reti sociali a partire dalle critiche lanciate dal suo blog dal comico Beppe Grillo al sistema politico, reo di aver dato vita ad una casta nazionale e comunitaria, producendo povertà, disuguaglianza e ingiustizie varie. Con i cinquestelle volevano allearsi alcuni gruppi del centrosinistra, compresi settori del Partito democratico, il grande sconfitto delle elezioni, proprio perché meglio rappresentava la  casta, e npnostante il fatto che già all’inizio dell’anno si intravedevano i primi frutti delle politiche di rigore e di rilancio, messe in atto dai governi Renzi e Gentiloni, mettendo fine alla grande recessine del 2008.

A sorpresa però, dopo ottanta giorni di valzer e negoziati, nacque la strana alleanza tra i populisti del centrodestra  e del centrosinistra. Matteo Salvini, leader della Lega, e Luigi Di Maio, leader del M5S, si sono accordati, hanno firmato un contratto e hanno scelto un premier super partes, Giuseppe Conte, per guidare il governo e mediare tra loro. Nacque così il governo gialloverde.

Gli osservatori abitualmente non prendono in considerazione il fatto che c’è un altro socio in quella alleanza: il Movimento Associativo degli Italiani all’Estero. Infatti, Ricardo Merlo, fondatore e leader del MAIE, è stato abile a costituire un gruppo di senatori - la componente MAIE del gruppo misto, che riesce ad apportare al governo Lega-M5s i voti necessari a Palazzo Madama per ottenere la maggioranza. Voti che hanno valso al MAIE una poltrona nel governo Conte, assegnata al sen. Merlo nella Farnesina come sottosegretario agli Esteri, con delega per gli italiani nel mondo. E questa è una novità assoluta nella politica italiana.

Infatti, che piaccia o che non piaccia, nessun governo italiano di centrodestra o di centrosinistra aveva nominato in precedenza un prlamentare eletto all’estero per occupare un incarico qualsiasi nell’Esecutivo, pur avendo in ogni occasione, dal 2006 ad oggi, la maggioranza degli eletti all’estero, pur se ci sono state quattro elezioni. E questo è il primo elemento di svolta che si è registrato quest’anno.

Si vedrà più avanti se la svolta politica avrà ripercussioni importanti per gli italiani all’estero. Ma intanto alcune cose stanno cambiando in positivo e di esse se ne parla in questi giorni.

Passando dal campo internazionale all’Italia e ora agli italiani in Argentina, (lasciamo da parte la situazione in questo Paese, che più che brevi paragrafi in un commento meriterebbe un trattato politico), c’è da dire che anche in seno alla comunità italiana si è registrato un cambiamento che potrebbe rivelarsi epocale. Infatti, al vertice della FEDITALIA, la Confederazione che raggruppa l’Associazionismo italiano in Argentina, è stato eletto Julio Croci, giovane presidente della Federazione Calabrese (FACA), nonché attivo dirigente della Segreteria dei Diritti Umani del governo argentino.

Croci ha presentato i componenti del Consiglio Direttivo Confederale che lo accompagnerà nella sua gestione. Sono tutti giovaani come lui, dirigenti di federazioni importanti, che lavoreranno per rilanciare l’Associazionismo  italiano in Argentina.

Con i due cambiamenti  che potrebbero essere definiti epocali, si apre una finestra di opportunità per una grande svolta nella storia della presenza italiana in Argentina. Merlo e Croci hanno la possibilità di far sì che tutta la struttura di rappresentanza della nostra comunità, quella di matrice italiana (Comites, Cgie), che quella creata in Argentina (Federazioni, associazioni) riprendano a camminare e a dialogare, creando un circolo virtuoso dal quale potrebbero nascere fatti concreti. Alcuni li abbiamo già segnalati nell’ultimo numero della nostra TRIBUNA ITALIANA: oltre alla presentazione del nuovo Consiglio di FEDITALIA, la riunione degli Stati Generali della comunità italiana della Circoscrizione consolare di Rosario, ai quali si aggiunge il Congresso dei giovani di origine italiana organizzato dall’InterComites, che si è svolto sabato 15 dicembre.

Grandi possibilità (e alcuni rischi) che nascono dalla grande svolta del 2018. Speriamo bene.

Intanto scambiamoci gli auguri per l’anno che sta per cominciare: a tutti i nostri lettori e amici gli auspici di un 2019 sereno, prospero e di svolta.

 

MARCO BASTI

marcobasti@tribunaitaliana.com.ar

 

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