L'Argentina di origine italiana

01-08-2018 | Editorial

Servizi consolari per oggi e per domani

“Il tema dei servizi consolari è forse il più importante perché alla base del mio mandato istituzionale, della mia direzione generale e alla base anche del vostro mandato c’è la ricerca di soluzioni, risposte e servizi per i nostri connazionali. E’ giusto interrogarci insieme sullo stato dei servizi consolari, sulle prospettive, su alcuni successi e sulle criticità”. Il punto da cui partire è “l’aumento dei connazionali” e il conseguente “aumento della richiesta di servizi”. A dirlo è stato Luigi Maria Vignali, Direttore Generale della Farnesina per gli italiani all’estero e le politiche migratorie, durante il suo intervento alla Plenaria del CGIE, all’inizio di luglio. Vignali ha ricordato che dall’inizio dell’anno “c’è stato un aumento dell’1,5% dei nuovi iscritti negli schedari consolari”, che si è registrato principalmente nelle sedi di Londra, Buenos Aires, San Paolo e Parigi, ma anche a  Madrid, a causa del flusso di italiani che si sono trasferiti nella capitale spagnola per scappare dal Venezuela.

Qualche giorno fa il sito web ItaliachiamaItalia (il cui direttore propietario Ricky Filosa è stato nominato portavoce del sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo) ha dato notizia dell’imminente assunzione di 100 contrattisti, dei quali sei saranno per le sedi dell’Argentina. Informa inoltre ampiamente sull’intervento alla Camera, del Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, Emanuela Del Re, in risposta ad una interrogazione dell’on. Ungaro (Pd), su possibili iniziative per incrementare il personale e le risorse finanziarie della rete consolare italiana, con particolare riferimento agli uffici consolari di Londra e Manchester.

Nel suo intervento - riporta il sito, ora diretto da  Andrea Di Bella, - il Sottosegretario Del Re, ha ricordato che negli ultimi anni il personale di ruolo della Farnesina è stato ridotto del 30 per cento rispetto al 2006 a causa dei successivi tagli, il che “ha causato un drastico innalzamento dell’età media del personale a 56 anni e una crescente difficoltà ad assicurare un livello di servizi adeguato alle esigenze dei cittadini e delle imprese all’estero, come ad esempio cittadinanza, visti e passaporti, sicurezza”. Del Re ha parlato poi dell’assunzione di “177 funzionari amministrativi e consolari nel biennio 2018-2019, nonché 44 funzionari appartenenti all’area della promozione culturale”.

Due buone notizie che fanno ben sperare, anche perché segnano un evidente cambiamento di rotta che, per la verità, era già in parte previsto dalla precedente maggioranza di centrosinistra. La prova del nove per capire se c’è una nuova realtà, sarà il prossimo Bilancio e i fondi che in esso saranno previsti per le politiche che riguardano gli italiani residenti all’estero.

D’altra parte le buone notizie non devono far dimenticare che il dato centrale alla base di questa situazione è la crescita costante del numero di cittadinanze che si registrano all’estero. In questo senso forse sì c’è un cambiamento di approccio rispetto al precedente governo, che proponeva modifiche per dare la cittadinanza ai figli degli immigrati in Italia. Il governo pentaleghista, specialmente per via del leader della Lega Matteo Salvini, dimostra una chiusura netta alla cittadinanza dei figli di stranieri nati in Italia. E, anche se non è scontato, potrebbe avere una maggiore apertura verso i discendenti degli italiani emigrati, in linea con quella che è la tradizione italiana dello ius sanguinis, nella trasmissione della cittadinanza.

Non bisogna dimenticare però, che le risorse non sono infinite e che dietro ad ogni decisione della politica ci dev’essere anche una necessaria ragionevolezza. Vale la pena chiedersi, quale interesse potrebbe avere l’Italia a sfornare milioni di passaporti italiani all’estero se non riesce a vedere concreti benefici dall’immensità dei milioni di nuovi cittadini italiani sparsi per il mondo?

Tante volte abbiamo spiegato che gli italiani all’estero sono una  risorsa e questo le nostre comunità lo sostengono da tempi immemori, così come lo sosteneva anche Mirko Tremaglia. Come lo sostiene da anni anche Piero Bassetti, già presidente di Assocamerestero, della Camera di Commmercio di Milano e della Provincia di Milano. E tante altre personalità, in Italia e all’estero. Non tante però, almeno fino ad oggi, per farlo capire a chi decide in Italia.

In altre parole, l’attuale cambiamento di rotta tende a migliorare gli standard di qualità dei servizi consolari agli oltre cinque milioni di cittadini registrati all’estero, per portarli a quelli di “un paese civile”, per usare un’espressione a suo tempo utilizzata da Tremaglia. Ma ciò non significa che ci saranno ulteriori facilitazioni alle condizioni per il riconoscimento della cittadinanza italiana. Anzi. In questo senso, la legge italiana, generosa come poche tra i paesi che contano, forse potrebbe addirittura essere rivista. Non immediatamente, ma la crescita costante di domande di riconoscimento, porterà per forza ad un dibattito (peraltro già tentato in passato) sulla convenienza o meno per l’Italia di una legge di trasmissione della cittadinanza così ampia.

Sarà il caso di prepararsi, sarà il caso, forse, di pensare di più a concetti come italicità, italsimpatia, civiltà italica e così via. Per esprimere una appartenenza, non necessariamente politico/legale, ma ideale, delle nuove generazioni o di chi discendente di italiani non è, ma che comunque prova attrazione, interesse, simpatia, sintonia per l’Italia, la sua cultura, il suo stile di vita, o aspetti diversi della sua realtà.

 

MARCO BASTI

marcobasti@tribunaitaliana.com.ar

 

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