L'Argentina di origine italiana

24-05-2018 | Editorial

Bicchiere mezzo pieno, bicchiere mezzo vuoto

E al 80º giorno finalmente sembra finita l’attesa: l’Italia avrà un governo, tutto nuovo, tutto originale, frutto delle elezioni del passato 4 marzo e dell’accordo tra i due partiti che hanno raccolto il maggior numero di consensi, il Movimento 5 stelle e la Lega. Definite forze populiste dagli osservatori, i cinquestelle furono votati dal 32 per cento degli italiani, mentre la Lega con il 17% dei voti  (uno in meno del Pd) è stato il partito più votato all’interno della coalizione di centrodestra, della quale facevano parte Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Dopo il fallimento delle formule e dei partiti tradizionali, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, candidati premier rispettivamente dei grillini e dei leghisti hanno lavorato con grande impegno durante settimane per arrivare nel pomeriggio di lunedì dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con la proposta di un governo bipartito, presieduto da un outsider della politica, Giuseppe Conte, un rispettato professore di diritto, con corsi frequentati in almeno quattro prestigiose università straniere, anche se questo è stato almeno in parte messo in discussione, nientemeno che dal New York Times. Nato nella Puglia, vicino a San Giovanni Rotondo, la terra dove visse Padre Pio. Un miracolo per l’Italia?

Naturalmente ci vorrà ancora una settimana perché il governo ottenga la fiducia in Parlamento e, anche se con margini un po’ risicati al Senato, i due partiti hanno una maggioranza propria che assicura la partenza del nuovo esecutivo. Tra l’altro, è stato commentato nei giorni in cui sembrava che la trattativa tra i due movimenti rischiava di arenarsi, che i parlamentari cinquestellati e leghisti, avevano fatto sapere ai loro leaders che non accettavano che la XVIII Legislatura nascesse morta e si tornasse alle urne come era stato paventato. Un motivo in più, dicono, per mettersi d’accordo per raggiungere un accordo tra i due leader.

Ma mentre aspettiamo che si concluda l’iter che sancirà la nascita del nuovo governo, vogliamo far notare due questioni che ci riguardano come italiani residenti all’estero.

La prima è un evento che possiamo definire eccezionale: la riunione dei diciotto parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero, che ha avuto luogo martedì della settimana scorsa, in momenti in cui si era sull’orlo del fallimento delle trattative tra Di Maio e Salvini, almeno secondo quanto raccontavano le cronache di quella giornata.

Crediamo di non sbagliare se diciamo che è la seconda volta, da quando c’è il voto all’estero, che si sono riuniti i “nostri” 18 tutti insieme. La volta precedente fu negli albori della XV Legislatura, la prima che elesse i parlamentari residenti all’estero e fu convocata da Mirko Tremaglia. Correva l’anno 2006...

Dopo di allora e fino a martedì della settimana scorsa, l’evento non si ripetè, principalmente perché c’era un grande divario tra il centrodestra e il centrosinistra, che rendeva particolarmente difficile una riunione per la quale, ad ogni  modo, nemmeno gli indipendenti o i rappresentanti degli altri partiti, esprimevano grande entusiasmo. Il ciclone elettorale del 4 marzo, da una parte ha spiazzato i partiti tradizionali, a cominciare dal Pd e da Fi in Italia, ma non all’estero e dall’altra ha portato sullo scenario della Circoscrizione Estero, tre parlamentari della neonata alleanza Lega M5s.

I 18 hanno chiesto la costituzione di una commissione bicamerale per le questioni degli italiani all’estero. Si vedrà quale eco avranno tra i colleghi della nuova legislatura, nella quale M5s e Lega hanno la maggioranza.

L’altro punto da commentare, è il riferimento agli italiani all’estero nel contratto firmato dai due partiti davanti al notaio, come programma di governo per la nuova legislatura. Si tratta di due paragrafi che, per la verità sono stati aggiunti nella versione revisionata del contratto, dopo che era stato fatto notare l’assoluta assenza di riferimenti “all’altra Italia”, nella versione originale.

Non è un granché. Sono due paragrafi che parlano in modo generico, praticamente un elenco di quasi tutti i temi che ci riguardano: cultura, made in Italy, Comites, Cgie, legge sul voto e rete consolare.

L’opposizione ha gioco facile a parlare - per fare un esempio -  della scoperta degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero e del nostro voto, da parte di due forze che “hanno sempre ignorato gli italiani all’estero o, addirittura, in passato hanno voluto cancellarli”.

La famosa storia se guardare il  bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. O, visto da destra, visto da sinistra.

Comunque sia, bisognerà vedere il nuovo governo all’opera, una volta che avrà ottenuto la fiducia.

 

MARCO BASTI

marcobasti@tribunaitaliana.com.ar

 

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