L'Argentina di origine italiana

16-08-2018 | Attualitá

Monumento a Colombo, campa cavallo che l’erba cresce

I lavori del restauro e messa in sicurezza del monumento non sono stati completati, ma un’altra volta è stato abbandonato dalle autorità argentine di turno. Vane le richieste fatte dai nostri rappresentanti, a dimostrazione dell’irrilevanza che la nostra comunità ha per le autorità e per la società argentina. Ora il molo dove è stata innalzata l’opera diventa cantiere delle opere di ampliamento dell’aeroporto e Colombo è circondato dai detriti. Nemmeno il prossimo 12 ottobre ci sarà l’inaugurazione. Ma proprio per quella data si annuncia un convegno su restauro e conservazio

Da tempo non si avevano notizie sulla conclusione dei lavori di restauro e messa in sicurezza nel molo Puerto Argentino di fronte all’aeroporto Jorge Newbery, del monumento a Cristoforo Colombo donato dalla collettività italiana un secolo fa. Per la precisione dopo il 6 novembre quando era stata collocata la statua di Colombo in alto al monumento, i lavori sembra fossero stati fermati. Cioè nove mesi fa.

Lo scorso 6 agosto però, un servizio sul quotidiano “La Nación”, a firma di Mauricio Giambartolomei, (“Con un relleno costero, se amplía y actualiza el aeroparque porteño”), informa sui lavori di ampliamento dello spazio dell’aeroporto. Il molo dove è collocato il monumento - spiega il servizio - funge da “obrador”, cioè da cantiere delle opere che consistono, principalmente, nel versare terra e detriti sul fiume per conquistarne terreni. I detriti provengono dai resti dell’ “Elefante Blanco”, una enorme costruzione che doveva essere adibita a ospedale, progettato nel 1923 e mai finito, che con gli anni era diventato simbolo dell’inefficienza e della corruzione della politica argentina e abitazione precaria per centinaia di senzatetto. Nei primi mesi di quest’anno finalmente, dopo aver dato case popolari agli abitanti, sono iniziate le opere per abbattere l’edificio inconcluso (12 piani e 60mila metri quadrati). Con le opere di demolizione iniziate, i resti vengono portati ai piedi del monumento a Colombo, come mostra la fotografia pubblicata dal quotidiano di Buenos Aires.  

Come è noto, l’opera, dopo un lungo diverbio con il governo di Cristina Fernández de Kirchner, era stata smontata e portata in quella zona nel 2014. Dopo molto tempo di abbandono, erano iniziati i lavori per ricostruirla. Il montaggio si concluse lo scorso 6 novembre con la posa in alto al grande piedistallo, della scultura che raffigura il Grande Navigatore Genovese, in piedi guardando al fiume da dove una volta arrivavano gli immigranti italiani. Gli stessi che raccolsero i fondi per contribuire a pagare il monumento, opera dello scultore fiorentino Arnaldo Zocchi.

Fu un momento di grande emozione per quanti si erano impegnati in prima linea per evitare che l’opera si rovinasse o fosse dimenticata. Il progetto originale della ex Presidente, infatti, prevedeva che fosse smontata, portata a Mar del Plata e collocata di fronte al Casinò. Un progetto per il quale il preventivo era di 50 milioni di dollari.

Poi l’opposizione della collettività, specialmente degli organi di rappresentanza a cominciare da FEDIBA e dal ComItEs di Buenos Aires, accompagnati da una buona parte della società, portavano ad una serie di misure cautelari in sede giudiziaria e poi alla firma di accordi tra il governo nazionale e quello della Città, complementate da una serie di leggi, che assicuravano l’incolumità dell’opera e la sua permanenza nella Città di Buenos Aires. Durante il governo di Cristina Kirchner venivano costruite le fondamenta e la base del monumento e poi l’opera, con tutte le figure che la compongono sparse lungo il molo, rimaneva abbandonata per lunghi mesi.

Il nuovo governo del Presidente Macri  decideva di controllare le spese e i contratti di affidamento dei lavori prima di autorizzare la ripresa delle attività e di sbloccarne i fondi. Alla fine però, come è stato detto, i lavori venivano ripresi, e il monumento  veniva montato pezzo dopo pezzo fino alla posa della statua che raffigura Cristoforo Colombo.

Si sperava che la Segreteria generale della Presidenza mantenesse l’impegno di continuare a finanziare i lavori fino alla completa conclusione, per poi consegnarla alla Città di Buenos Aires. Anche il Vice Capo del Governo della Città di Buenos Aires presidente della Legislatura della Città,Diego Santilli, visitò la zona dei lavori, commentando il progetto del governo municipale, di creare su terreni conquistati al fiume, un parco verde e un grande parcheggio rispettivamente a sud e a nord del molo.

Per consegnare il monumento mancavano i lavori di rifinitura che dovevano chiudere ogni interstizio con una speciale cera per proteggerlo dall’umidità e dall’incuria del tempo. Ma anche lavori a protezione dell’opera per evitare danni prodotti da atti vandalici.

Ma dopo quello storico giorno di novembre dell’anno scorso, non si hanno avuto più notizie, nonostante continuasse l’interessamento dei dirigenti delle nostre istituzioni.

Ora si capisce perché i lavori erano fermi, o almeno si può presupporre la ragione. Evidentemente tra il governo nazionale e il governo della Città, c’è un accordo per utilizzare la piazza attorno al monumento come “obrador”. Speriamo che abbiano cura dell’opera e che non si producano danni. Non sappiamo se era indispensabile utilizzare quello spazio per portare i materiali della demolizione dell’ “Elefante blanco”. Di certo sappiamo che non hanno consultato la collettività, né i suoi dirigenti. E nemmeno hanno annunciato che i lavori erano stati completati. 

Purtroppo un’altra volta il monumento è oggetto di disprezzo e con esso, anche la nostra collettività. A dimostrazione che non basta avere un Presidente e qualche funzionario di origine italiana per ribaltare una realtà di irrilevanza nella quale la nostra comunità vive da tempo, da troppo tempo.

D’altra parte, il mancato completamento dei lavori di restauro e messa in sicurezza dell’opera, ci danno la certezza che nemmeno il prossimo 12 ottobre la collettività italiana potrà celebrare il ricupero del suo monumento e rendere omaggio a Colombo, uomo simbolo del Rinascimento italiano. Infatti, l’articolo du  “La Nación”, diceva che la prima parte dei lavori dovrebbero concludersi non prima della metà dell’anno venturo.

Per fortuna non tutte sono notizie negative. Il 12 ottobre, dalle ore 9 alle 18, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires (Sala Benedetto Croce, Marcelo T. de Alvear 1119, 3° piano),  si terrà il convegno internazionale sul tema “Tecniche non distruttive per i beni culturali”. La conferenza, organizzata dall’Ambasciata d'Italia a Buenos Aires e dalla Rappresentanza in Argentina dell’Università di Bologna, riunirà in un'unica giornata accademici, scienziati e ricercatori provenienti da Europa e America Latina.

Chissà se qualcuno tra tanti esperti avrà un po` di tempo per parlare sul “Caso Colombo”. 

MARCO BASTI

 

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