L'Argentina di origine italiana

22-10-2014 | Editorial

Spunti: Grasso, Colombo e ancora i Comites

Ieri mattina, martedì, si è svolta una riunione all’Istituto Italiano di Cultura, del presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, ed esponenti della nostra comunità. Incontro rituale o utile? La risposta nel prossimo numero di TRIBUNA ITALIANA perché oggi, a causa dell’orario di chiusura di questa edizione, non possiamo raccontare cosa è avvenuto nella Sala Benedetto Croce.

Ma al di la di quale sarà stato l’esito dell’incontro di ieri, possiamo affermare che è sempre positivo che un esponente dell’Italia politica o delle sue istituzioni- in questo caso la seconda carica dello Stato - voglia incontrare gli esponenti e o rappresentanti della comunità del paese in cui si reca in visita istituzionale. Serve prima di tutto a convalidare all’esterno della comunità, verso la società di accoglienza, l’importanza che l’Italia riserva ai suoi connazionali residenti nel paese.

Serve anche e soprattutto, se c’è la volontà da parte dell’illustre ospite, di fargli prendere contatto con una realtà che magari non conosce. Non a caso tanti predecessori del sen. Pietro Grasso e tanti esponenti della politica e delle istituzioni del Bel Paese, quando sono giunti qui per la prima volta, si sono detti stupiti della realtà della presenza italiana, del contributo all costruzione di questo Paese e dell’influenza che gli italiani hanno avuto nel modellare la società argentina. Tutto riassunto nella fatidica frase: “Non sapevo”.

Quindi l’augurio al Presidente Grasso che la visita istituzionale che sta per concludere in Argentina abbia risultati positivi per l’Italia, per i rapporti bilaterali e per la nostra comunità.

 

Non a caso le due conseguenze del viaggio - visibilità all’esterno e una migliore conoscenza della nostra realtà - sembrano più che mai necessarie, come stanno a dimostrarlo due  argomenti quasi sempre presenti negli ultimi mesi nei media della nostra comunità negli ultimi mesi.

Dal mese di marzo 2001, quando c’è stata la visita dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, le visite di personalità di primo piano delle istituzioni e della politica italiana sono state quasi sempre rinviate, gli incontri con i pari grado dell’Argentina si sono svolti in altre sedi o, nel quadro di viaggi lampo.

Naturalmente che come si dice in Argentina, per ballare un tango ci vogliono due e il governo locale non ha mai mostrato quella predisposizione al dialogo profondo e costruttivo con l’Italia che hanno manifestato lungo la storia dei rapporti bilaterali, quasi tutti i governi di Buenos Aires.

Che sia causa o conseguenza, non si può evitare di pensare alla vicenda del monumento a Cristoforo Colombo donato dalla collettività italiana, e ora in attesa di essere mandato via dallo spazio che occupava da quasi un secolo. Oppure alla questione del pagamento in pesos delle pensioni INPS con un cambio molto sfavorevole per coloro che riscuotono il beneficio in Argentina.

Non si può evitare di pensare che se l’Argentina avesse visto l’Italia più vicina alla sua comunità qui residente, forse (ma solo forse) avrebbe risparmiato il monumento dalla monumentale offesa di smontarlo e seminare la piazza che porta il nome del grande navigatore che le decine di pezzi dell’opera, nella lunga attesa che venga portato in un’altra piazza e ricostruito.

Come non si può evitare di pensare che una migliore conoscenza della realtà del mondo degli italiani all’estero, avrebbe evitato il taglio indiscriminato al quale è stato sottoposto il bilancio della Farnesina, con ricadute micidiali sui servizi consolari, sulla diffusione della cultura italiana all’estero e in genere sui capitoli che riguardano gli italiani all’estero. Come avrebbe evitato il rinvio per ben tre volte, delle elezioni per il rinnovo dei Comites.

Certo, nel quadro delle attività del sen. Grasso in Argentina, la riunione di ieri è più che altro una  espressione di sensibilità umana e istituzionale da parte del Presidente del Senato nei nostri riguardi, anche perché, come è noto, si tratta di un magistrato prestigioso e impegnato, che ha dedicato la sua vita alla lotta contro il crimine, ora prestato alla politica nel difficile passaggio  dalla seconda alla terza repubblica che, si spera, dovrà nascere dalle riforme che deve sfornare questo Parlamento.

Non sarà quindi un’esperto sulle questioni che ci riguardano, ma potrà portare a Roma, l’impressione personale su quanto avrà ascoltato e saputo durante la sua permanenza a Buenos Aires, su tante cose, e anche su temi che ci riguardano. Poi dipenderà dalla volontà che avrà  di trasmettere il nostro quadro di situazione e sulla volontà che troverà nei suoi interlocutori romani.

Ma mentre il Presidente Grasso si accinge a ritornare a Roma, la nostra comunità deve impegnarsi nel voto per il rinnovo dei Comites.

Lo abbiamo già scritto, ma torniamo a ricordare che, pur se alcuni o molti possono essere delusi di quanto hanno fatto i Comites, om da alcuni di essi, essi restano l’unico strumento di rappresentanza attualmente alla mano, nei rapporti con i consolati. Quindi si tratta di eleggere persone perbene, preparate, e con idee chiare. Che conoscano la nostra comunità, con i suoi problemi e le sue potenzialità.

E per eleggere persone del genere, per poter votarle, bisogna iscriversi nell’elenco elettorale del consolato di appartenenza, prima del 19 novembre. I dettagli di cosa bisogna fare, si trovano a pagina 9, nella lettera dell’ambasciatore Castaldo e nell’elenco dei consolati, che pubblichiamo nella stessa pagina.

Iscriversi per poter votare, per partecipare, per avere una voce di fronte agli eventuali disservizi, alle mancanze, ai tagli. Per non finire smantellati e disseminati come il  monumento a Colombo.

 

MARCO BASTI

 

 

 

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