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18-01-2018 | Attualitá

Tribunale di Venezia accoglie ricorso contro la Legge sul voto all’estero

Esprime dubbi sulla costituzionalità della legge, ma rimanda tutto al giudizio della Corte Costituzionale. I presentatori del ricorso chiedono che l’Alta Corte decida prima del 4 marzo, che le elezioni siano rinviate oppure che la Legge Tremaglia venga sospesa. Pallaro, “Basta polemiche, voto per corrispondenza unica soluzione”. Schiavone (CGIE) applicare riforme proposte dal CGIE

VENEZIA - “Abbiamo vinto. Il Tribunale di Venezia ci ha dato ragione, accogliendo il ricorso che il dott. Cellini, un veneziano residente in Slovacchia, e il sottoscritto abbiamo presentato, più di un anno fa, unici in Italia, sollevando la questione di incostituzionalità della normativa che regola il voto degli italiani all’estero, in quanto non garantirebbe la libertà e la segretezza del voto. Il Tribunale, nell’Ordinanza di rimessione, ha affermato, in particolare, che “il voto per corrispondenza presenta tali e tante ombre da far persino dubitare che possa definirsi voto”, e ha rimandato tutto al giudizio della Corte Costituzionale”.

A parlare è Antonio Guadagnini, consigliere regionale veneto di “Siamo Veneto”, che la scorsa settimana ha convocato una conferenza stampa a palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, per dare notizia della “storica e coraggiosa decisione del Tribunale veneziano che ha sollevato fondati dubbi di incostituzionalità in ordine alla Legge 27 dicembre 2001, n. 459”.

“In particolare – ha spiegato il consigliere regionale – il Tribunale di Venezia ha evidenziato fondate criticità in ordine al voto per corrispondenza consentito agli italiani all’estero, per presunte violazioni dell’art. 48, comma 2°, della Costituzione, il quale individua quattro caratteri indefettibili del voto: personalità, uguaglianza, libertà e segretezza, che non sembrerebbero sufficientemente garantiti dal voto per corrispondenza. Infatti, il cittadino italiano residente all’estero potrebbe benissimo mostrare volontariamente a terzi la scheda votata, o potrebbe subire costrizioni o condizionamenti legati all’ambito sociale e/o familiare in cui vive”.

Per Guadagnini “non è assolutamente difficile accaparrarsi schede, basta conoscere qualche residente all’estero compiacente, o pagare qualcuno che le raccolga, come hanno documentato bene, in alcune puntate, ‘Le Iene’. Ci sono quasi 5 milioni di italiani iscritti all’AIRE, quindi altrettante schede possono essere intercettate e votate in modo truffaldino, a tal punto da poter falsare il risultato delle prossime elezioni politiche del 4 marzo 2018. E se i voti degli italiani all’estero risultassero determinanti – si chiede il consigliere di “Siamo Veneto” – non potremmo allora accontentarci di una sentenza “sanatoria” a posteriori. D’altra parte, sembrano sussistere pochi dubbi sulla incostituzionalità della succitata Legge”.

“Quando una scheda viene recapitata a domicilio – ha aggiunto Guadagnini – sfugge al controllo di chiunque, inficiando così la regolarità del voto, affidata in modo troppo “esile” all’onestà del votante. La nostra Costituzione all’art. 48, afferma che il voto deve essere personale, libero e segreto, ma nessuna di queste caratteristiche sembrerebbe essere garantita dalla legislazione elettorale relativa agli italiani all’estero. Non è un Paese serio quello che affida la propria democrazia a una normativa palesemente incostituzionale. La Corte Costituzionale deve esprimersi in merito alla questione di incostituzionalità sollevata prima del 4 marzo, altrimenti dovrebbe essere posticipata la data della consultazione elettorale o, in alternativa, sospesa la L. 459/2001, almeno nella parte che consente il voto per corrispondenza degli italiani all’estero”.

Presenti alla conferenza stampa anche gli avvocati Favaro e Fabris, che hanno seguito il ricorso.

Favaro, in particolare, dopo aver ricordato che “l’articolo 48 della Costituzione prevede che il voto sia libero segreto, personale, impostato secondo il principio di uguaglianza, mentre l’articolo 1 prevede che la sovranità spetti al popolo italiano” ha spiegato che “il Tribunale di Venezia ha affermato che questi articoli costituzionali potrebbero essere violati dalla norma che permette il voto per corrispondenza degli italiani residenti all’estero. A scanso di equivoci, chiarisco che il voto degli italiani all’estero è perfettamente legittimo, in quanto essi sono cittadini italiani a pieno titolo, ma devono essere trattati allo stesso modo, e votare con le stesse garanzie previste per gli italiani residenti nel nostro Paese”.

L’avvocato Fabris ha espresso infine “grande soddisfazione per l’accoglimento del ricorso che premia il nostro lavoro e attesta la fondatezza dei dubbi di incostituzionalità che abbiamo sollevato in ordine alla Legge n. 459/2001”. (aise)

 

Pallaro: Basta polemiche. Voto per corrispondenza unica soluzione

 “Io credo che lo strumento valido per esercitare il voto all’estero sia il voto per posta. Prima di proporre di cambiare le leggi, bisogna analizzare le cose come stanno e poi spiegare cosa s’intende fare”. Così Luigi Pallaro da Buenos Aires commenta le dichiarazioni di Antonio Guadagnini, consigliere regionale veneto di “Siamo Veneto”, promotore di un ricorso contro la legge Tremaglia, accolto dal Tribunale di Venezia.

Pallaro, veneto anche lui, senatore eletto in Sud America dal 2006 al 2008, non ci sta a vedere il voto all’estero circondato dai “soliti sospetti”.

“Se ragioniamo in termini di mala fede – osserva Pallaro – allora sospetti possono sorgere tanto da una parte quanto dall’altra”, cioè sia per il voto all’estero che in Italia, visto che “imbrogli si possono fare in un modo oppure in un altro”.

Il voto per corrispondenza, ribadisce, “continua ad essere l’unico strumento valido e possibile per esercitare il nostro diritto. Manteniamo il nostro diritto e votiamo per corrispondenza: senza dubbio la via che, nel pieno rispetto della legge, consente anche a noi italiani all’estero di esercitare questo inalienabile diritto”. (Aise)

 

Schiavone: “Applicare al voto estero le proposte correttive fatte dal CGIE”

"La sentenza del Tribunale di Venezia sulla presunta incostituzionalità della procedura che regola il voto degli italiani all’estero era attesa da tempo e, quindi, arriva in un momento delicatissimo della vita politica italiana, ovvero, durante la fase preparatoria del voto per corrispondenza a cui stanno lavorando a tambur battente le Ambasciate italiane nel mondo". Lo afferma il Segretario Generale del CGIE, Michele Schiavone che prosegue:

  "La notizia del ricorso era conosciuta da tempo e, perciò, non desta nessun clamore. La tempistica, tuttavia, è inconsueta perché, oggi, rischia di creare dubbi e polemiche nell’intera Circoscrizione Estero, mettendo in discussione la legittimità del voto di oltre cinque milioni di cittadini, ai quali la nostra carta costituzionale riconosce il diritto di rappresentanza nei due rami del Parlamento, integrandoli de facto nell’elaborazione e nelle decisioni delle leggi nazionali. Invece, giustamente, questo è il momento per potenziare l’informazione, per la presentazione dei programmi elettorali dei vari partiti e per coinvolgere consapevolmente il maggior numero possibile di elettrici ed elettori nelle scelte, condizione effettiva per affermare la giustezza del voto all’estero.

All’ultima Assemblea plenaria del CGIE del novembre scorso, sono state presentate e ribadite al Ministero degli Esteri, che unitamente al Ministero dell’Interno gestisce l’intera partita elettorale, diverse proposte correttive e migliorative dell’iter elettorale, proprio per scongiurare i problemi evidenziati nell’applicazione della legge 459/2001 e, perciò, rispondere con una normativa efficace e trasparente alla campagna di stampa negativa che da tempo ha preso di mira la legittimità del voto all’estero.

Il voto all’estero, come avviene in altri paesi che lo contemplano con convinzione convinzione e applicazione, non può non essere che per corrispondenza e deve garantire i principi di segretezza, di libertà e di uguaglianza espressi esclusivamente dal cittadino titolare del diritto. Auspichiamo che da parte del MAECI e del Ministero dell’Interno, già in occasione delle imminenti elezioni politiche, vengano applicate le proposte migliorative avanzate al Governo e alle Istituzioni competenti, ha detto Schiavone.

 

 

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