L'Argentina di origine italiana

22-11-2017 | Attualitá

Rete consolare, il MAIE chiede un fondo di 96 milioni destinato al miglioramento dei servizi

Merlo e Zin hanno presentato tre emendamenti alla Legge di Bilancio 2018. Zin: La situazione finanziaria e organizzativa di tutta la rete consolare continua ad essere insostenibile. Merlo: I 96 milioni rappresentano solo lo 0,019% della spesa pubblica italiana, una somma insignificante per il bilancio dello stato. Chiesto un fondo anche per il potenziamento della diffusione della cultura italiana.

“Non si fanno le nozze con i fichi secchi”, è un proverbio frutto della saggezza popolare, che abbiamo ripetuto spesso lungo i 40 anni di vita del nostro giornale, per spiegare il paradosso dei rapporti tra l’Italia e le sue comunità all’estero. Infatti, da una parte registriamo i risaputi, e ripetuti elogi di esponenti del governo di turno, e in fondo della politica italiana, nei riguardi degli italiani all’estero. Il più recente di questi elogi, lo ha portato il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, alla comunità italiana residente a New York: “Abbiamo uno straordinario e dinamico Sistema Italia” ha detto il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale - e “puntiamo sulla promozione della lingua, della cultura e delle infinite espressioni della nostra italianità di cui anche voi siete nostri ambasciatori”, riconfermandoci un ruolo che a quanto pare, non ci toglie nessuno.

Dall’altra parte però, l’ultimo decennio è stato caratterizzato da una quasi costante tendenza alla riduzione delle risorse a disposizione di una politica in rapporto a quegli ambasciatori, ammesso e non concesso che effettivamente ci sia una politica specifica per gli italiani nel mondo. La manifestazione più drammatica dell’ assenza di una politica, anzi, di una strategia che tenga conto delle comunità degli italiani all’estero, è stata la chiusura di sedi consolari e la riduzione del personale di ruolo, con la conseguenza di lunghissime attese per presentare domande per il riconoscimento della cittadinanza, ma anche per fare o rinnovare il passaporto come avviene in diverse sedi consolari al mondo. Spesso, purtroppo, è venuta in mente la condanna dell’allora ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, quando definì la situazione della rete consolare “indegna di un paese civile”. Alcuni cambiamenti in poche sedi consolari e il ricorso massiccio all’informatizzazione, non sono stati sufficienti per ribaltare una situazione che si registra non solo nell’America Meridionale, ma anche negli Stati Uniti e in Europa, come denunciato da parlamentari eletti in quelle ripartizioni. E questo perché i tagli hanno portato alla chiusura di alcune sedi consolari (vicino a noi, quella di Montevideo) e alla riduzione di circa mille impiegati di ruolo. Il ricorso ai contrattisti non è sufficiente, dato che la stragrande maggioranza degli assunti sono digitatori, cioè, dediti semplicemente a caricare i dati nei database, ma non possono controllare e meno ancora, firmare alcuna pratica.

Per porre rimedio alla situazione sono necessari più fondi. O, in altre parole, che vengano restituiti i fondi che sono stati tagliati lungo gli ultimi anni.

E’ quello che chiedono e propongono i parlamentari del MAIE Ricardo Merlo e Claudio Zin, presentando una serie di emendamenti alla Legge di Bilancio, che è stata presentata al Senato e poi passerà alla Camera.

"Con i fondi attualmente a disposizione non può essere garantito, in maniera adeguata, il funzionamento del Sistema Italia all'estero e la situazione finanziaria e organizzativa di tutta la rete consolare continua ad essere insostenibile”, afferma il senatore Claudio Zin, spiegando gli emendamenti alla legge di Bilancio 2018 che lui e l’on. Ricardo Merlo hanno presentato rispettivamente al Senato e alla Camera a nome del MAIE.

Il primo emendamento riguarda proprio la rete consolare: “ l'intervento più urgente riguarda la creazione di un Fondo, destinato al miglioramento dei servizi consolari, pari a 96 milioni di euro, corrispondenti alla diminuzione delle risorse che si sono registrate dal 2008 ad oggi”.

"L’emendamento - spiega l'on Merlo - istituisce a decorrere dal 2018, un Fondo pari a 96 milioni di euro destinato al miglioramento dei servizi consolari, la cui ripartizione avviene tramite distribuzione proporzionale ai consolati stessi, in base al numero di italiani residenti all'estero in ogni circoscrizione consolare. La cifra di 96 milioni di euro non è casuale: è stata calcolata in base alla diminuzione delle risorse dal 2008 ad oggi, corrispondenti alla riduzione di circa 1000 unità tra contrattisti e impiegati di ruolo, e sebbene sembri una cifra importante, rappresenta solo lo 0,019% della spesa pubblica italiana (cioè una somma insignificante per il bilancio dello stato.)”

Gli altri emendamenti riguardano uno l’eliminazione dell'IMU (imposta agli immobili) sulla prima casa, che viene ancora pagata da una parte dei connazionali residenti all'estero - i non pensionati - unici in Italia e l’altro un importante aumento delle risorse destinate alla diffusione della cultura e la lingua italiana all’estero, “al fine di potenziare uno dei principali strumenti di cui dispone il nostro Paese, che riveste un ruolo di interesse prioritario per la politica estera italiana. In particolare, abbiamo chiesto di istituire un fondo per il potenziamento della promozione della cultura e della lingua italiane all'estero, con una dotazione finanziaria di 20 milioni di euro per l'anno 2017, di 30 milioni di euro per l'anno 2018 e di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020."

Non si chiede la luna, non una montagna di soldi. Semplicemente il minimo indispensabile per far funzionare la rete consolare con criteri “degni di un paese civile”. Perché le nozze non si fanno con i fichi secchi.

 

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