L'Argentina di origine italiana

12-04-2018 | Attualitá

Rapporti letterari tra Italia e Argentina, un lungo dialogo dal passato glorioso e dal futuro incerto

Legami profondi in ogni campo, sono stati la terra fertile che hanno dato vita, solo per citare i momenti di grande avvicinamento nel secolo scorso, alle due Mostre del Libro Italiano allestite nella Galleria Van Riel nel 1927 e nel 1949, la pubblicazione nel 1953 di “Letras Italianas”, volume monografico della rivista “Sur”, dedicato alle letteratura italiana recente, la traduzione di autori italiani contemporanei e la presenza di librerie italiane a Buenos Aires, come La Viscontea e Leonardo. Di RENATA ADRIANA BRUSCHI

Su invito del Comitato della Dante Alighieri di Grosseto la prof.ssa Renata Adriana Bruschi ha tenuto una conferenza sugli storici rapporti culturali, nel campo della letteratura, tra argentini e italiani. Una conferenza che è stata seguita con grande interesse dal pubblico che ha poi voluto conoscere di più, prolungando la serata con tante domande.

Pubblichiamo una sintesi della conferenza che Bruschi ha messo sul suo blog e le abbiamo posto una domanda, la cui risposta pubblichiamo IN FONDO AL PRESENTE ARTICOLO

La società argentina ha spesso anticipato tendenze e talvolta il paese è stato scambiato per un grande laboratorio di politiche socioeconomiche. Sulla pelle dei suoi abitanti, sono state condotte sperimentazioni non sempre fortunate, alcune anzi piuttosto dolorose. In termini letterari, però, la spinta verso l'innovazione spiega in parte la grande originalità della sua cultura al cui sviluppo anche gli italiani hanno contribuito. Molti ottimi intellettuali argentini in passato hanno dichiarato che fosse doveroso saper leggere e parlare in italiano. Ancora oggi alcuni ne sono convinti e continuano a compiere il loro periplo culturale tra Torino, Milano, Firenze, Venezia, Roma, Napoli e Palermo.

L'affinità tra le due culture ha indotto il Comitato Dante Alighieri di Grosseto a proporre una conferenza dal titolo “Un lungo dialogo. Breve quadro dei rapporti letterari tra Italia e Argentina” che venerdì 30 marzo, presso l'Istituto San Lorenzo di Grosseto, ha visto riuniti soci e simpatizzanti. Col proposito di ripercorrere i legami culturali esistenti tra i due paesi nel corso del Novecento, sono stati ricordati alcuni momenti della recente storia, poco conosciuti in Italia ma tornati alla ribalta in questi ultimi anni, come naturale esito delle visite ufficiali e soprattutto della maggior attenzione con cui viene seguito il risultato del voto all'estero. Questa doverosa premessa spiega - probabilmente - l'interesse verso l'argomento, cui si aggiunge anche il Congresso internazionale dei Comitati Dante Alighieri, che si terrà in Argentina.

 A conferma di quanto ricchi e stimolanti siano gli scambi culturali e conseguentemente di quanto complesso sia arrivare ad una sintesi, basterà citare due esempi. Il primo risale agli anni Trenta, quando un gruppettino di ferventi rivoluzionari nel 1934 prese carta e penna per chiedere a Ignazio Silone l'autorizzazione a tradurre Fontamara, romanzo che ai loro occhi avrebbe consentito alle masse di braccianti lo sviluppo della loro coscienza politica. Riuscirono a stampare due edizioni e il ricavato permise loro di creare la casa editrice Avance, che ebbe però breve vita. Anche la presenza di romanzi firmati da Vasco Pratolini, Giorgio Bassani, Natalia Ginzburg, Leonardo Sciascia, Umberto Eco, Antonio Tabucchi, Alessandro Baricco, Susanna Tamaro nelle librerie di Buenos Aires, Mar del Plata, La Plata, Cordoba, Rosario, Mendoza, Paranà ed altri centri ancora permette di capire che i lettori argentini si rispecchiano nelle loro narrazioni.

Tra le ragioni che suscitano la curiosità degli italiani di oggi e che spiegano la volontà di approfondire l'argomento vi è proprio la convinzione che a conti fatti tra le due società esista una sostanziale sintonia. L'incontro ha preso le mosse da un quesito iniziale: quali fattori hanno consentito l'affermarsi di un clima familiare così evidente? A parere di chi scrive, tale affinità si spiega sulla base di vari fattori interconnessi pur appartenenti ad ambiti dissimili. Dalla storia alla giurisprudenza, dalla religione alla latinità, dallo stile di vita alle abitudini culturali, molti sono i valori, le credenze e gli elementi condivisi tra i due stati. A prima vista la loro storia sembrerebbe ben diversa, cosa potrebbero avere in comune le vicende millenarie accadute nella penisola italica e quelle che videro sorgere uno stato nuovo all'alba dell'età moderna, vale a dire poco più di cinque secoli fa? Eppure tanto l'Argentina quando l'Italia sono il risultato delle lotte per l'indipendenza ispirate dagli ideali politici elaborati a cavaliere tra illuminismo e romanticismo. Il pensiero politico e sociologico italiano e argentino si sono alimentati a vicenda, come dimostrano i nomi di Renato Treves e Jorge Eugenio Dotti, prematuramente scomparso a marzo del 2018. Persino il contrasto sull'assetto amministrativo da dare al costituendo nuovo stato, che vede contrapporsi la proposta repubblicana a quella monarchica liberale, trova riscontro in entrambi i paesi, pur con intensità diversa e soluzioni diametralmente opposte a metà ottocento. In ambito giuridico, come è noto, il diritto romano ispira buona parte della giurisprudenza argentina. Non solo storicamente è attestata la presenza di giuristi italiani nell'Università di Buenos Aires, ma ancora oggi nei dibattiti in merito alle nuove leggi da emanare spesso il modello italiano viene considerato con attenzione. Quanto alla matrice comune religiosa, risultato naturale della colonizzazione spagnola, è utile ricordare che tra le congregazioni religiose presenti in Argentina molte sono quelle italiane che gestivano strutture scolastiche dove l'apprendimento del latino era assai comune.

A questa serie di fattori, che esercitano un influsso determinante sui principi che regolano la vita associata, si sommano poi alcuni momenti legati alla socialità, quali la partecipazione agli spettacoli lirici o sinfonici e le recite teatrali che spesso vedevano artisti italiani in tournée sin dall'ottocento, da Adelaide Ristori a Eleonora Duse e Vittorio Gassman.

 Di fronte ad un quadro che vede numerose convergenze, non stupisce la facilità con cui i letterati italiani ed argentini entrano in contatto e stringono legami mutuamente benefici. Nell'impossibilità di riferire i molteplici scambi, alcune circostanze possono bastare a rendere conto di un profondo e autentico dialogo. La grande fortuna della Commedia dantesca in Argentina è un dato assodato, come attestano la traduzione di Mitre e le altre versioni che poi seguirono sino ad arrivare a quella recente di Jorge Aulicino. Ne danno riscontro anche l'attivazione di una cattedra di studi danteschi, nell'Università di La Plata nel 1913, la progettazione del Palazzo Barolo, che si ispira alla struttura della Commedia, e infine il recente progetto #Dante2018, lettura e commento via twitter proposta dal professore universitario argentino Pablo Maurette e condotti prevalentemente in castellano.

Limitatamente al periodo novecentesco, un momento di forte avvicinamento si colloca proprio negli anni Venti, quando alla presidenza dell'Argentina si trova Marcelo T. de Alvear, la cui passione per l'Italia era ben nota. Carlo Emilio Gadda è attivo per pochi anni tra Buenos Aires e il Chaco, da questo soggiorno trae ispirazione per il suo romanzo La cognizione del dolore. Maria Montessori è ospite a Buenos Aires dove tiene diverse conferenze il cui successo può misurarsi nella presenza delle diverse scuole montessoriane in Argentina. Infine proprio nel 1927 si tiene un'importante mostra del Libro Italiano, organizzata nella Galleria Van Riel di calle Florida. L'iniziativa fu curata con particolare attenzione da una commissione composta da autorità argentine e italiane appartenenti al Ministero dell'Istruzione e degli Affari esteri, con la fattiva collaborazione degli editori italiani, in particolare Hoepli, e dei librai e distributori attivi in Buenos Aires. I libri italiani arrivati al porto di Buenos Aires coprivano ogni ambito del sapere, dalle scienze alle discipline umanistiche e non mancarono le edizioni di pregio. Il giorno dell'inaugurazione arrivò in galleria lo stesso presidente Alvear e diverse autorità locali nei giorni successivi visitarono l'esposizione.

Il clima piuttosto favorevole inizia a incrinarsi nel corso degli anni '30 e la stessa collettività degli italiani all'estero, che in Argentina continuava ad accogliere migranti, appare ancora più divisa. Non si tratta più della contrapposizione tra emigrati liguri o friulani giunti prima della creazione del Regno d'Italia, per i quali il nuovo Stato risultava essere sfuggente e distante, e i nuovi italiani monarchici convinti, giunti negli anni venti con capitali da investire. C'erano anche divisioni tra esuli repubblicani e i rappresentanti della monarchia italiana, tra socialisti e anarchici, tra filogovernativi e antifascisti. L'apertura del Centro Studi Italiano, dipendente dal Ministero degli Affari Esteri, a settembre del 1937 e le leggi del 1938, con la conseguente migrazione di intellettuali ebrei provenienti spesso dagli atenei italiani, portarono tali conflitti sul terreno della cultura.

Quando il secondo conflitto mondiale si conclude, lasciando il paese in condizioni estreme, arrivano in Italia dall'Argentina alcuni aiuti materiali ed arriva anche un appoggio notevole alle rivendicazioni del dopoguerra, mentre l'Italia chiede la revisione del trattato di pace perché ritenuto vessatorio. Perón assicura l'appoggio del suo paese in quanto amico dell'Italia e apre le porte ai nuovi emigrati che arrivano per collaborare nel rilancio industriale dell'Argentina. Artefice del delicato passaggio al nuovo contesto politico è l'ambasciatore Giustino Arpesani, avvocato di formazione liberale, cattolico praticante, melomane e sensibile al discorso culturale, tanto da dare appoggio ad una nuova Mostra del Libro italiano, che si tiene ancora una volta negli spazi della Galeria Van Riel, di calle Florida, nel 1949. Questa volta, le pregiate edizioni da collezionismo che si erano viste una ventina di anni prima non sono più presenti, in compenso i titoli esposti sono numerosi ed appartengono anche alle varie collane di narrativa che nel frattempo gli editori italiani avevano varato. L'Argentina si avvia a diventare il paese di lingua spagnola con il maggior numero di romanzi italiani tradotti: conta sulla presenza di buoni traduttori e di editori attivi in grado di distribuire oltre confine i libri, nei paesi di lingua spagnola, compresa la Spagna franchista, dove la censura colpiva gli editori, ma il contrabbando di quelle traduzioni pubblicate in Argentina superando i Pirenei era vivace.

“Letras Italianas”, numero monografico della rivista “Sur” dedicato alla letteratura italiana recente, vede finalmente la luce nel 1953, dopo una lunga e faticosa gestazione iniziata proprio nel 1947, quando Victoria Ocampo interpella Attilio Dabini per la sua compilazione. In tal modo, la Ocampo pensa di fornire il suo appoggio ai letterati italiani, come aveva già fatto con gli intellettuali francesi e inglesi nel 1947. La sua previsione risulta esatta. Nell'arco del decennio successivo, le opere di Moravia, Pavese, Buzzati, Bacchelli, Silone, Piovene, Vittorini, Pratolini, ed altri ancora trovano posto nei cataloghi degli editori argentini. Ma i loro romanzi si leggono anche in lingua originale, dal momento che due nuove librerie italiane, La Viscontea e Leonardo, aprono i loro battenti pensando ai professionisti italiani da poco arrivati in Argentina. A conferma del fatto che per i lettori forti argentini la lingua e la letteratura italiana costituiscono un insieme indissolubile, da assaporare nella sua versione più genuina.

Quali rapporti oggi tra Italia e Argentina in campo letterario  oggi?
 
Abbiamo chiesto alla prof.ssa Bruschi, visto che il suo articolo parla della storia - chiamiamola gloriosa - delle relazioni culturali tra i due paesi, che si conclude una trentina o più di anni fa, come vede il periodo successivo o perché quell’epoca non ha avuto un seguirto altrettanto prestigioso, visto che, per fare un esempio, La Viscontea e Leonardo, sono sparite da decenni. 
 
Gli anni settanta segnano la fine dell'epoca florida per l'editoria in Argentina, quindi anche le traduzioni dall'italiano sono ogni volta di meno. D'altra parte, proprio gli anni ‘70 vedono entrambi i paesi coinvolti nelle contestazioni politiche violente che spostano l'attenzione dell'opinione pubblica sui rispettivi fronti interni. Di pari passo, in Spagna la fine del franchismo trascina con sé il venir meno della censura e gli editori italiani trovano più opportuno far riferimento alle case editrici spagnole. Il consolidarsi del mercato unico europeo rafforza l'avvicinamento tra il mondo culturale italiano e spagnolo, mentre le Università italiane aprono cattedre di letteratura spagnola, la prima è del 1939, oggi se ne contano 41. Raramente invece attivano corsi di letteratura ispanoamericana, la sproporzione numerica è eloquente: oltre 200 docenti dedicati agli studi di ispanistica, solo 35 per la cultura ispanoamericana.  
L'Argentina poco per volta perde attrattivo per gli scrittori italiani, ma la cultura italiana continua  ad interessare gli argentini, come confermano due fatti: la giornata italiana nel contesto della Fiera Internazionale del Libro a Buenos Aires e la creazione di ADILLI, Associazione di docenti e ricercatori di lingua e letteratura italiana. Sin dal 1975 la Fiera del Libro di Buenos Aires accoglie uno stand per proporre le novità letterarie italiane e mette in programma una giornata dedicata all'Italia, con la presenza di un ospite proposto dal MAECI. Italo Calvino, Giorgio Bassani, Stefano Benni, Dacia Maraini, Alessandro Baricco sono stati accolti con molto entusiasmo. A sua volta, dal 1985 i professori di Letteratura Italiana, attivi nelle università argentine o in altre istituzioni, si riuniscono per dibattere su letteratura, apprendimento dell'italiano L2, migrazioni e traduttologia. Il numero dei ricercatori coinvolti nei convegni aumenta di anno in anno. Gli iscritti provengono da diversi atenei argentini, da Trelew a Salta, da Paranà a Mendoza e Tucumàn, ed anche dall'estero, ad iniziare dall'Italia, poi Uruguay, Brasile, Spagna, Francia, Svizzera, Stati Uniti. Grazie all'appoggio del MAECI, è stato possibile invitare ogni anno un professore italiano, recentemente sono stati accolti Remo Ceserani, Diego Poli, Elvio Guagnini. La vivacità di questo settore di studi trova conferma nell'attivazione di progetti di ricerca che vedono la collaborazione di istituzioni argentine e italiane, con il coinvolgimento in alcuni casi di atenei brasiliani.
Di fatto, però, oggi in Argentina arrivano pochi libri italiani e i lettori tendono a preferire gli autori di facile lettura. Inoltre, poche volte appaiono riferimenti alle novità culturali di matrice italiana negli inserti culturali dei giornali argentini. D'altra parte, il varo del programma a sostegno delle traduzioni di libri italiani e il moltiplicarsi delle Fiere editoriali (Parigi, Francoforte, Guadalajara tanto per citarne tre) proiettano gli editori italiani verso mercati più interessanti in termini di vendite. Ma forse, il dato più inquietante in questo panorama, che pare lasciare pochi spiragli a un dialogo culturale autentico e profondo, riguarda la tendenza dell'editoria italiana a preferire narrazioni che ammettano una facile trasposizione televisiva o cinematografica, con poche concessioni all'elaborazione letteraria della prosa. In tale panorama ben poco promettente, una nota più incoraggiante proviene dal settore degli editori indipendenti. Non è un caso che proprio uno di loro, Marco Cassini, fondatore della Casa Editrice Sur (Roma) abbia gestito a Milano il Primo Festival di letteratura argentina nel mese di marzo, il cui esito faccia ben sperare per una seconda edizione. La presenza di Alan Pauls, Andrés Neuman e Federico Falco ha sollevato interesse nel pubblico generale e tra i critici letterari. A parere di chi scrive, le novità più ricche oggi nel settore degli scambi letterari tra Italia e Argentina avvengono appunto in ambito accademico e nel settore delle iniziative che gli editori indipendenti riescono a varare, con le risorse scarse, ma preziosissime, che hanno a disposizione. 
 
 
 

Comentarios

Envie sus Comentarios

Ingrese codigo de seguridad: