L'Argentina di origine italiana

12-10-2017 | Attualitá

Colpo di mano della politica romana contro il voto all’estero

Cogliendo l’occasione dell’approvazione della nuova legge elettorale sottoposta a tre voti di fiducia, passa una riformaa che non solo snatura il senso della legge Tremaglia, ma crea una odiosa, nuova, discriminazione tra italiani in Italia e italiani residentii all’estero.

L’approvazione alla Camera della nuova legge elettorale, è servita perché i nemici del voto all’estero, che annidano in tutti i partiti italiani, sferrassero un colpo mancino alla Legge 27 dicembre 2001, n. 459 "Norme per l' esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all' estero".

Più conosciuta come Legge Tremaglia, dal nome del grande promotore della legge che riconosce ai cittadini italiani residenti all’estero il diritto di esercitare il voto attivo e passivo, mettendoli su un piano di parità con i residenti in Italia. Dopo la prima esperienza elettorale, nel 2006 è stata invisa a molti politici romani che da allora hanno cercato di sabotarla puntando fondamentalmente o sull’ inaffidabilità del voto per corrispondenza o sull’impossibilità per i residenti in Italia di candidarsi nella Circoscrizione Estero. Infatti, per accedere al Parlamento in rappresentanza della Circoscrizione Estero, bisogna essere iscritto all’AIRE, cioè essere residenti all’estero, come stabilito dall’art 8 comma 1b della Legge Tremaglia.

Ora, grazie ad un emendamento presentato dai deputati Maurizio Lupi, Dore Misuraca e Giorgio Lainati, tutti e tre, guarda caso, di Alternativa Popolare, il partito del ministro degli Esteri Angelino Alfano, quella limitazione non ci sarà più. “Gli elettori residenti in Italia possono essere candidati in una sola ripartizione della circoscrizione Estero; gli elettori residenti all’estero possono essere candidati solo nella ripartizione di residenza della circoscrizione Estero”, prescrive la nuova norma, che deve superare ancora il voto del Senato.

Il bello è che per giustificare l’approvazione dell’emendamento, il relatore della legge, Emanuele Fiano del Pd, ha spiegato: "Da parte della dottrina sono stati addirittura avanzati dubbi sulla costituzionalità della sola candidabilità nella circoscrizione Estero per i residenti all'Estero. Con la nuova norma, il diritto riconosciuto ai cittadini residenti in Italia di candidarsi all'Estero viene comunque rigorosamente disciplinato e limitato. E' una norma di pura reciprocità".

Bella reciprocità, si potrebbe dire, visto che ai residenti all’estero viene esplicitamente  vietato di candidarsi in Italia. Dov’è la reciprocità? Dov’è la legge che è uguale per tutti?

La stampa italiana parla di una norma “salva-Verdini”, dal nome dell’ex mano destra di Berlusconi che – secondo i commenti – avrebbe ottenuto questo emendamento per poter assicurarsi un ritorno a Montecitorio, viste le scarse possibilità di essere eletto in Italia.

Approvato anche un altro emendamento che vietava la candidatura agli italiani con doppia cittadinanza che “negli ultimi 10 anni avessero ricporto cariche politiche o di governo, nella magistratura o nelle Forze armate nel Paese di emigrazione”. Alla fine gli anni saranno solo cinque, comunque molti di più dei 180 giorni previsti dalla Legge Tremaglia.

Dicono che l’unica candidata che rischiava con questo emendamento era l’on. Renata Bueno, eletta nel Brasile nelle liste dell’Usei, poi diventata di appoggio esterno al governo e che sette anni fa era stata consigliere comunale in Brasile.

Visto che gli emendamenti sono stati approvati con tre voti di fiducia, gli eletti all’estero dei partiti che sostengono il governo o l’ intesa sulla legge elettorale (Pd, Fi, Lega, e Ap di Alfano) “sono stati costretti” a votare sì.

Ora cominceranno le dichiarazioni di chi “è stato costretto per senso di responsabilità” – perché una nuova legge elettorale è indispensabile – a votare questo emendamento che colpisce gli italiani all’estero. Per cercare di spiegare e per assicurare che si cercherà di rimediare. Ma intanto si va avanti con la riforma e al Senato potrebbe essere messa ancora la fiducia. Per cui rimane sempre attuale la domanda: gli eletti all’estero nelle liste dei partiti italiani, fanno gli interessi degli italiani all’estero o semplicemente di adeguano agli ordini delle segreterie romane?  

 

Nella foto dell’ANSA, l’Aula di Montecitorio

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