L'Argentina di origine italiana

10-11-2017 | Attualitá

Anche questa volta, noi c’eravamo

Da anni abbiamo testimoniato per i nostri lettori e per la storia della nostra collettività le vicende del monumento a Colombo, donato cento anni fa. Da quando facevamo le cronache delle celebrazioni del 12 ottobre alle prime restrizioni imposte dalla Casa Rosada, al capriccio di Cristina, alla difesa del monumento, sopportando anche il fuoco amico. Dario Signorini grande protagonista. Di MARCO BASTI

Dopo tre anni e mezzo da quando è trapelata la notizia della decisione dell’allora Presidente dell’Argentina, Cristina Fernández de Kirchner, di togliere da davanti della finestra del suo studio nella Casa Rosada, il monumento a Cristoforo Colombo, la collettività italiana e la città di Buenos Aires possono ammirare un’altra volta la splendida opera nella sua nuova postazione, davanti al Rio de la Plata, nella Costanera Norte.

Fino al 2009 abbiamo testimoniato le celebrazione davanti al monumento di Zocchi, al quale potevano accedere tutti, quando si trovava a pochi passi dall’ingresso est della Casa Rosada. Abbiamo raccontato il disagio per la decisione di chiudere la piazza - già nell’era kirchnerista - e quindi il libero accesso all’opera donata dalla collettività italiana. Infatti, in quell’anno 2009, la Polizia voleva impedire la manifestazione e chiese l’elenco - nomi, cognomi, numero di documento di identità - di quanti intendevano parteciparvi.

Poi ci fu la chiusura con la promessa di una posteriore riapertura, per restauri, riqualificazioni, ecc. Nel 2010, quando il Paese celebrava il secondo centenario della sua nascita, FEDITALIA e FEDIBA pensarono di aderire in modo modesto ma significativo allo storico anniversario. Decisero di consegnare una targa, da collocare nella base del Monumento donato un secolo prima dalla collettività. La targa fu consegnata, nel corso di una cerimonia che ebbe luogo nella Casa Rosada, presieduta dall’allora sottosegretario generale della Presidenza, Gustavo Lopez, che a nome delle autorità promise che sarebbe stata collocata nel monumento una volta che fossero conclusi i lavori di riqualificazione e la piazza fosse reinaugurata. Chissà dove è andata a finire quella targa! Dicono che sia finita nel Museo della Casa Rosada,prima chiamato Museo del Bicentenario. E anche quelle vicende le abbiamo testimoniate per i nostri lettori e per la collettività.

Si arrivò quindi alla storia del “capriccio di Cristina”. Quasi per caso, rappresentando la Dante Alighieri di Buenos Aires, abbiamo preso parte alla famosa riunione durante la quale Oscar Parrilli e un folto gruppo di funzionari, cercarono di convincere i dirigenti della collettività delle bontà del progetto di spostare il monumento a Colombo alla città di Mar del Plata. Riunione convocata dopo che FEDIBA promuovesse l’organizzazione di due manifestazioni davanti alla piazza, appoggiata dal ComItEs di Buenos Aires, e da altre istituzioni della collettività e della società civile, per protestare per il progetto.

Iniziò quindi una lunga battaglia, legale e politica. Contro le autorità e, purtroppo anche all’interno della nostra comunità.

A comandarla con tenacia e intelligenza fu Dario Signorini, presidente di FEDIBA dal 2013 ed eletto col voto popolare presidente del ComItEs di Buenos Aires agli inizi del 2015. Sostenuto da un gruppo di dirigenti, che si è fatto sempre più ampio man mano che la strategia proposta dal presidente si rivelava vincente.

Ma fare il nome di Signorini e ricordare i pochi che all’inizio lo hanno sostenuto con convinzione  è giusto, perché a lui e a loro, sono stati rivolti attacchi personali, con termini ingiuriosi, calunnie e falsità. Da parte di gente vicina al governo di allora, ma soprattutto da un settore minoritario della nostra comunità.

Per cui quando martedì pomeriggio Colombo è stato riposto in alto al suo monumento - e anche questa volta noi c’eravamo - abbiamo provato e condiviso un sentimento di profonda allegria, di serenità, perché si concludeva una tappa molto importante. E specialmente perché rimesso in piedi il monumento, nessuno penserà più a chiedere che sia riportato indietro.

Al punto che anche l’avv. Claudio Savoia, ha dovuto riconoscere che il monumento ha trovato la sua nuova e definitiva casa. “Se Dio e le autorità hanno voluto che il monumento a Colombo fosse collocato in questa piazza...” ha detto quando un cronista del canale tv Telefe gli chiese cosa provasse nel vedere Colombo in piedi un’altra volta. Savoia, legale di un gruppo di associazioni italiane, si fece portavoce della legittima richiesta di non traslocare il monumento (e questa era la richiesta di tutta la collettività e delle sue istituzioni, comprese FEDIBA e il ComItEs), ma anche di alcune delle versioni più strampalate lanciate da alcuni programmi radiofonici. Col passare del tempo la gente ha capito che le istituzioni rappresentative delle associazioni italiane e dei cittadini italiani -FEDIBA e ComItEs - stavano lavorando con impegno, serietà e profonda onestà, nella difesa di un monumento che grazie a Cristina - ma non per sua volontà - ha ricuperato una importanza e visibilità che col passare degli anni aveva perso smalto.

Ora comincia una nuova tappa. Il monumento è stato collocato in una zona per la quale il governo della Città di Buenos Aires ha un progetto molto importante di riqualificazione, seguendo la sua politica di aprire la città al fiume. In tale ottica le proposte e i progetti avanzati dalla collettività organizzata, per fare del monumento a Colombo il centro di uno spazio di italianità, dovranno confrontarsi con il disegno del governo di Rodríguez Larreta.

Un Museo dell’Italianità, un ponte ispirato al ponte di Rialto di Venezia per unire la piazza all’aeroporto e un anfiteatro, compongono l’idea lanciata a suo tempo dai rappresentanti della collettività.

Sarebbe bello che, una volta superate le discordie della prima tappa appena superata, la comunità italiana unita si impegni ottenere dalle autorità che le proposte avanzate vedano la luce.

Anche queste saranno battaglie lunghe. Speriamo di esserci anche il giorno che diventeranno una realtà.

 

Missione compiuta! Nel pomeriggio di martedì 7 novembre, un piccolo gruppo di dirigenti della collettività è stato testimone della posa della statua di Cristoforo Colombo sulla cima del piedistallo del monumento all’insigne navigatore. Da sinistra il nostro direttore, Marco Basti, vicepresidente di FEDIBA; seminascosto Aldo Caretti, vicetesoriere del ComItEs di Buenos Aires; Antonio Groppa, consigliere del ComItEs; Dario Signorini, presidente del ComItEs e di FEDIBA; José Stracquadaini, segretario generale di FEDIBA; Mario Milano, tesoriere del ComItEs di Buenos Aires; Omar Appolloni, Capo dell’Ufficio Sociale e Coordinamento Consolare dell’Ambasciata d’Italia; Augusto Vettore, autore del progetto del Museo dell’Italianità e consulente delle istituzioni della collettività che ha seguito gli spostamenti e il restauro del Monumento; Javier Urani architetto responsabile del restauro e dell’assemblaggio del Monumento, nominato dalla Segreteria Generale della Presidenza della Nazione che ha avuto la responsabilità di tutta l’operazione che ha riguardato il monumento fin dal primo giorno. Dietro, a sinistra, la statua di Colombo, prima di essere alzata per essere rimessa in alto al monumento.

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