Questa settimana in edicola
archivio finestra 2007
Anche per alcuni di noi il Natale è diventato soltanto un bel ricordo
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Mi era già successo un’altra volta: quando la settimana scorsa mi accingevo ad aprire la FINESTRA per la TRIBUNA di Natale, mi sono chiesto se ne valesse la pena e, in un primo momento mi sembrò che fosse meglio non farne nulla, lasciare a ognuno i propri ricordi, lieti o tristi, recenti o lontani che fossero. Ammesso che, comunque, ci fossero per tutti e che, dopo tanti anni trascorsi, la rievocazione valesse la pena: tanti anni trascorsi, vicende oggi tanto diverse da quelle di allora.
C’è anche il Buon Natale di noi italiani nel mondo
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Tu sai, caro Lettore, che non ti credo, che non posso crederti se mi dici aprendo la FINESTRA odierna che rimani sorpreso (spero gratamente sorpreso) nel leggere che si apre con un augurio di ogni bene per te, caro Lettore, proprio per te e con un altro, ugualmenete affettuoso per ognuno dei tuoi cari, ognuno della tua famiglia? Come potrebbe essere diversa l’apertura di questa FINESTRA se la leggi il 19 dicembre, meno di una settimana prima di NATALE, la festa maggiore per ognuno di noi, qualunque sia stata la nostra vita nei molti o pochi anni trascorsi, da quando é iniziata per un incomparabile atto d’amore?
Ci facciamo la nostra banca per riscuotere le pensioni?
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“Come rimaniamo impotenti di fronte a tanta ingiustizia?... Nessuno è responsabile né di lá, né di qua. Come siamo rimasti ingannati sessant’anni fa quando siamo arrivati... e piano,piano siamo rimasti rinchiusi. Ormai é troppo tardi per rimediare.” Cosí concludeva l’abbonato Hugo Raise la sua lettera da Villa Regina - che abbiamo pubblicato mercoledí scorso - dopo aver deplorato che il Banco Patagonia incaricato di pagargli la pensione italiana gli ha dato in euro meno del 10% degli euro inviatigli dall’INPS dall’Italia. E nella breve risposta il direttore della TRIBUNA ITALIANA, dopo aver rilevato la tanta amarezza e veritá della lettera, osservava che i funzionari dell’INPS, responsabili di questo stato di cose assicurano che la cosa si risolverá, ma “per quanto riguarda chi in queste spiagge dovrebbe occuparsi dell’argomento, continua il silenzio... assordante”. E come era facile prevedere non é mancato l’amico Lettore, il quale ci ha telefonato per chiederci: Fino a quando pubblicherete queste lettere, fino a quando questi reclami?
Un grazie, mille scuse e altro
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Sarebbero tanti gli spunti per la FINESTRA odierna, ma non é tanto lo spazio disponibile, per cui diventa inevitabile la scelta, che comincia con un Grazie affettuoso e la richiesta di scuse. GRAZIE per un invito che ho molto gradito e che mi ha commosso e SCUSE, tante, mille scuse, per una assenza che mi é imposta e mi spiace veramente molto. Venerdí prossimo, dopodomani dovrei - e mi piacerebbe tanto - partecipare alla cena che organizza FEDIBA per festeggiare in un clima di grande famiglia la prossima fine del 2007, i 33 anni di FEDIBA, e i trenta anni di questo tuo e nostro giornale, la TRIBUNA ITALIANA. Ci rappresenterá naturalmente il Direttore, mio figlio Marco, perchè é un onore e un omaggio per tutti noi che, in una maniera o nell’altra dialoghiamo con te, caro Lettore, con tutta la collettività italiana dell’Argentina ed é quindi naturale che sia il Direttore a dire GRAZIE. Ma la presidente della FEDIBA, dottoressa Pina Mainieri, avrebbe voluto che partecipassi anch’io, come fondatore di questo giornale, perchè nei trent’anni trascorsi da quel 18 maggio, quando uscí il primo numero, nell’azione svolta per il bene della collettività italiana in Argentina, la FEDIBA e la TRIBUNA ITALIANA sono state sempre l’una a fianco dell’altra, la prima per l’impegno con cui si batteva, insieme alla FEDITALIA e alle varie Federazioni che facevano capo alla FEDITALIA, e la TRIBUNA ITALIANA perchè appoggiava sempre questo impegno e lo documentava, ne dava testimonianza nelle sue pagine. Ciò perchè ha sempre considerato che, grazie a tale impegno, la comunità italiana di Buenos Aires e quella di tutta l’Argentina hanno potuto essere scoperte a Roma. Si é ottenuto cosí che nei palazzi romani della politica e del potere si decidessero a dare una sia pur parziale e tardiva risposta alle nostre giuste aspirazioni.
Regaliamo un abbonamento, ma solo uno e prepariamoci alle riforme
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Informare non é mica tanto facile! Il rischio che due o tre parole, una riga o poco piú possano essere interpretate non correttamente, é sempre possibile e puoi correrlo quando meno te lo aspetti. Non lo credi, caro Lettore? e invece ha potuto costatarlo la settimana scorsa il nostro Direttore che ha concluso l’editoriale di mercoledí, scrivendo che “regaliamo un'abbonamento all’INPS”. E qualche ora dopo, ha ricevuto la telefonata di un lettore: “complimenti, visto che le finanze della TRIBUNA ITALIANA vanno vento in poppa! Se regalate abbonamenti ...” Come puoi immaginare, é stato purtroppo immediata la risposta che, invece, le finanze di questo tuo e nostro giornale non vanno affatto bene e che il giornale lo manderemmo volentieri gratis a chiunque volesse leggerlo, ma le sue condizioni economiche non gli consentono di pagare l’abbonamento. Quel regalo, ma solo quello, avevamo invece deciso di farlo, perchè un Istituto importante come l’INPS non continuasse a fare una cattiva figura, con i pensionati italiani residenti in Argentina. I quali non riescono a capire come sia possibile che un funzionario tanto importante, come il Direttore dell’Ufficio internazionale dell’INPS non abbia finora saputo (lo ha detto lui) che “le condizioni stabilite dalla Convenzione a favore dei pensionati” vengono ancora ignorate dal Banco al quale l’INPS e l’IBCPI hanno affidato il pagamento delle pensioni. Non ne é ancora a conoscenza dopo che il disservizio si prolunga già da vari mesi!
Un messaggio del Presidente ...e “Zi Petrucce golondrina”
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Anche oggi aprendo la FINESTRA rivolgo il primo sguardo al numero scorso della TRIBUNA ITALIANA e precisamente al messaggio inviato dal nostro Presidente Giorgio Napolitano all’eletta Presidente dell’Argentina Cristina Kirchner, un elevato messaggio che ho già letto mercoledì scorso, come certamente l’hai letto anche tu ma che mi pare molto opportuno rileggere, sia per associarmi agli auguri, sia perché in un certo senso destinatari siamo anche noi italiani d’Argentina. Per questo se me lo permetti, caro Lettore, invito anche a una seconda lettura e penso che giungerai alle mie stesse conclusioni.
Oggi una breve antologia per noi nelle pagine del tuo giornale
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Lo so, Caro Lettore, che ogni mercoledí (o se il postino o il giornalaio preferisce venire a portartelo il giovedí o il venerdí, il momento lo trovi sempre, di cinque o cinquanta minuti, per scorrere le 16 pagine di questo tuo giornale e vedere che cosa e come ti informa, se continua a pensarla come te, o su qualche tema la pensa diversamente, se c’è qualcosa di nuovo nella nostra comunitá dell’Argentina e nei rapporti fra noi e Roma, fra questa Italia d’oltreatlantico e quella che, alcuni di noi, tanti anni fa abbiamo lasciato per sempre (ma volevamo o non volevamo? mentre altri di noi la conoscono soltanto per sentito dire, i nostri figli nati qui, ma italiani anch’essi).
Indilazionabili due autocritiche dell’Italia e della nostra collettività
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Comincio la FINESTRA odierna riconoscendo - e naturalmente non mi fa piacere - una inesattezza della FINESTRA di mercoledí scorso quando, nella conclusione, prima ho scritto che “la comunità italiana in Argentina la sua autocritica non l’ha fatta” e poi invece ho affermato che “comunque la sua autocritica l’ha fatta e non si vanaglorierebbe se affermasse che é merito in gran parte suo, se centinaia di argentini, i più non di origine italiana parlano la nostra lingua, sono vicini alla cultura italiana” Penso che in questa breve frase avrai già notato la seconda inesattezza: non sono infatti solo centinaia come ho scritto, gli argentini che parlano la nostra lingua, ma, come volevo scrivere, centinaia di migliaia.
Nasce a Roma un nuovo partito, ma per noi resta l’invito all’autocritica
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Quando apro la FINESTRA - tu lo sai caro Lettore - evito di rivolgere lo sguardo alle vicende della politica italiana, a meno che ci sia qualche riferimento alla problematica di noi italiani residenti o nati all’estero. Ma la nascita di un nuovo partito, il Partito Democratico per il voto espresso nelle primarie di domenica14 ottobre da oltre tre milioni di italiani é un evento di eccezionale importanza ed ha un interesse anche per noi italiani d’oltreAtlantico. Interesse presente perchè, come abbiamo letto in due servizi da Roma il 14 e il 15 ottobre nel giornale LA NACION le primarie sono state votate anche a Buenos Aires e dintorni, come del resto in altri paesi europei ed extraeuropei. Complessivamente hanno votato 18mila italiani all’estero in 250 seggi elettorali, di cui dieci a Buenos Aires e dintorni. Non si precisa il numero dei votanti della nostra comunitá, ma non interessa tanto. quel che conta veramente é che a questo evento eccezionale c’è stata anche una partecipazione sia pur minima di italiani residenti all’estero e questo autorizza la speranza che la nascita del nuovo partito sia un elemento positivo non soltanto per l’Italia, ma anche per questa Italia all’estero se le comunitá italiane potranno ottenere (quod est in votis) un maggiore interessamento, una maggiore attenzione, una politica piú impegnata per le soluzioni di una problematica che aspetta da tanto tempo una maggiore disponibilitá alle soluzioni. Magari partendo da quell’invito all’autocritica, fatto alla Tavola Rotonda organizzata dalla TRIBUNA ITALIANA sulla diffusione culturale italiana, dall’autorevole deputato argentino, fiero delle sue origini italiane Jorge Reynaldo Vanossi.
Necessarie almeno due autocritiche. All’Italia la più importante
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Anche questa volta, come alcuni numeri fa, dovrei poter aprire non una semplice FINESTRA, ma un vero e proprio FINESTRONE di dimensioni eccezionali, per qualche breve riferimento a 2 pagine che mi hanno particolarmente colpito della TRIBUNA ITALIANA di mercoledí scorso, quella sulla Tavola rotonda dedicata alla diffusione della cultura italiana in Argentina, cioé nel Paese ove da quasi un secolo e mezzo risiede ed opera la piú numerosa comunitá italiana all’estero. Una Tavola rotonda che a me sembra di notevole interesse per le cose che sono state dette dagli intervenuti, dalle quali risulta - questa per lo meno é la mia impressione personale - un quadro non proprio soddisfacente della nostra presenza nella cultura generale dell’Argentina. Altrettanto interessante, per altre ragioni l’altra pagina, la 6, nella quale é apparsa la sintesi di un rapporto sulle dimensioni dell’emigrazione italiana nel mondo, che sarebbero secondo l’interessante accurato studio della “Fondazione Migrantes”: Rapporto Italiani nel mondo, tre milioni e mezzo di italiani emigrati, un totale di notevole rilievo e che pertanto richiederebbe da parte dell’Italia, cioé dello Stato , del Parlamento , del Governo, e di altre importanti istituzioni del Bel Paese un interesse ben maggiore di quello che ci mostra la realtá non di oggi, ma di sempre. Anche e soprattutto se si pensa che, senza voler mettere affatto in dubbio la fondatezza dei dati del Rapporto, il numero degli italiani all’estero, di nascita e di diritto, credo sia ben maggiore e non appare cosí, cioé maggiore, soprattutto per i limiti di una burocrazia, quantitativamente inadeguata alle necessitá. E questo mi sembra preoccupante, perchè la diversitá del numero totale - ben piú di tre milioni e mezzo, come io credo - comporta anche l’insufficienza di una politica ad hoc, che dovrebbe essere piú impegnata e con misure piú efficaci per l’applicazione di essa.

