Trenta milioni in più qualche bimbo in più

Con la FINESTRA di mercoledì scorso ho concluso la piccola serie dedicata alla fine del 2006, alle festività natalizie e alle festose celebrazioni delle tradizionali feste, conclusive dell’anno che finiva e augurali per l’anno nuovo, il 2007 appena cominciato.

La FINESTRA odierna si apre invece con uno sguardo alle novità o quasi novità che ci ha portato l’Anno Nuovo appena iniziato. Le più importanti sono già indicate nel titolo: anzitutto l’ingresso di altri due Paesi nell’Unione Europea e poichè l’Italia é in un certo senso, come diventano le nuove arrivate, una provincia dell’Europa,- tanto che a fianco al nostro Tricolore nei palazzi ufficiali sventola anche lo stellato vessillo europeo - questo ingresso significa che trenta milioni di persone, fra romeni e bulgari, possono entrare, o rimanere, o uscire nel Belpaese come gli italiani e quindi prima di alcune centinaia di figli e discendenti di italiani in Argentina. Per questi trenta milioni di rumeni e bulgari il luogo di nascita vale molto di piú delle “radici italiane” di quasi 400mila nostri discendenti. Come si vede, una notizia spiccatamente politica e anche di nostro specifico interesse, anche per le conseguenze pratiche che avrà, fra cui quelle della maggiore o minore difficoltà di trovare occupazione e sistemazione per i componenti della nostra collettività che, per qualsiasi ragione, decidessero di porre termine alla loro esperienza migratoria e di rientrare magari nel paese natio o in altra città italiana.

Conseguenze minori, almeno per ora, ha invece l’altra novità che registra l’inizio del 2007: il dolce suono dei primi vagiti dei piccoli arrivati non solo come cittadini europei, ma prima ancora, come cittadini italiani.

Primo vagito -non italiano, ma marrocchino - quando scoccava la mezzanotte: era Otman che arrivava come cittadino italiano di Imperia, battendo di un secondo la milanese puro sangue Giulia, gioia di mamma Viviana e di papà Alessandro; pochi minuti ancora e arrivava terzo per il podio a Torino, Simone, italiano ma figlio di genitori romeni, quindi primo cittadino italo - romeno, perchè nato 23 minuti dopo che la Romania era entrata nell’Unione Europea. Altre culle ancora nei primi minuti del 2007 a Nord e a Sud e stavolta le mamme italiane hanno battuto le immigrate: ben nove su sedici. Italiani i genitori di Ian di Trento, di Chiara di Padova, di Giulia di Venezia, di Giulia di Milano, Giuseppe di Napoli, Lorenzo di Cagliari, Raffaele di Catanzaro, Martina di Catania, Francesco di Palermo. Inoltre un altro italo -rumeno David a Roma, una cinese Zhu YFei a Firenze, Axel da madre italiana e padre tedesco a Bologna, Gharbi Hiba da genitori tunisini a Ischia, infine a Viareggio Axel da padre italiano e madre dominicana. Così é aumentata la popolazione italiana ed anche quella formata da immigrati da vari paesi che sono 2.670.514 di cui 585.496 minorenni. Come si vede, sempre più multietnica la popolazione italiana. I nuovi venuti negli ultimi anni dai vari continenti sono quasi tanti quanti noi italiani nati in Italia che a metà degli anni cinquanta fummo costretti a prendere la via dell’esilio perchè nel Belpaese c’era surplus di manodopera. Come cambiano i tempi in mezzo secolo!

Di noi che emigrammo in Argentina allora, fra il 1947 e il 1960 -fummo circa 500mila circa la metà concluse la sua avventura migratoria prima del 1960. Noi rimasti, con i nostri figli e nipoti, abbiamo assicurato l’operosa presenza con molteplici iniziative della rinnovata comunità italiana, con l’Argentina che favoriva il nostro inserimento e l’Italia che ci ignorava, limitandosi a ricevere una parte non irrilevante dei frutti del nostro lavoro. Ma questa è storia che noi tutti conosciamo e tutti sappiamo che avrebbe potuto essere molto diversa e ancor più proficua per la nostra Italia, se essa si fosse ricordata di noi, una volta superati e risolti i problemi del surplus di lavoratori e altri. Se lo sto ricordando ora, caro Lettore, quasi all’inizio di un nuovo anno e quasi a commento del multiculturalismo che sta trasformando l’Italia, è perché penso - e credo di averlo già scritto altre volte - che anche la comunità italiana d’Argentina di oggi, con i non molti emigrati superstiti, naturalmente non più giovani e con i ben più numerosi nostri figli e nipoti - quelli naturalmente che sentono l’onore, e la responsabilità di una duplice appartenenza- può svolgere un ruolo nelle relazioni con l’Italia d’oggi. Può svolgerlo se nei circoli responsabili della nostra comunità e in quelli della Farnesina e degli altri palazzi della politica italiana si studia con serietà e in profondità quale puó essere questo ruolo.

La premessa é che ci si dimentichi del clichè dalla vecchia emigrazione, della comunità di oltre un secolo, della seconda metà dell’Ottocento agli anni sessanta del Novecento: È un’emigrazione che merita l’omaggio e la gratitudine dei due Paesi e dei due popoli che hanno tratto vantaggio del lavoro dei suoi componenti, ma non vale come esempio nel mondo attuale globalizzato. Ben diversi sono infatti la preparazione, le attitudini, le competenze, le aspirazioni dei componenti di questa comunità che sono consapevoli delle loro radici italiane e orgogliosi al tempo stesso della loro nazionalità di nascita. I tre onorevoli che abbiamo eletto e specialmente il sen. Luigi Pallaro stanno già svolgendo un’azione perchè in Italia ci si renda conto di questa metamorfosi e della necessità di evitare conclusioni affrettate che inducano a considerare la nostra comunità col criterio dell’immigrazione degli ultimi anni dai paesi dell’Africa settentrionale, del Medio oriente, dell’Europa orientale. Nel numero della TRIBUNA ITALIANA del 3 gennaio abbiamo pubblicato una sintesi dell’azione programmata dalla Regione Puglia per i pugliesi all’estero. Se ogni Regione programmasse un’azione analoga e così la Farnesina con un criterio generale, le prospettive sarebbero favorevoli per la nostra comunità, per l’Italia, e per l’Argentina. Altrimenti non vedo delinearsi un futuro positivo per nessuno. Perchè non se ne discute?

MARIO BASTI