Questa settimana in edicola
Il grido di dolore dei pensionati italiani in Argentina: Ci vogliono tutti morti, così non devranno più pagare!
“Abbiamo finito l’odissea per questo mese, siamo appena ritornati dalla Western Union. Voi non sapete quando finirà questa storia?”, ci chiedono al telefono e poi continuano. “Alla Western Unione c’era una signorina che parlava gridando. Mia figlia ha dovuto chiederle di abbassare la voce, facendole presente che è pericoloso gridare ai quattro venti che stiamo riscuotendo una pensione italiana. Poi all’uscita possono rapinarci. Inoltre quella li ci ha detto che il mese prossimo dobbiamo portare un certificato di esistenza in vita fatto dalla polizia. Mio marito ha avuto due infarti, è appena uscito da una polmonite ed ha 87 anni. Lei crede che posso ogni mese andare in giro con lui, con questo freddo che sta facendo, per ripetere questa storia? Ci vogliono tutti morti, così non dovranno continuare a pagare le pensioni!”
E’ il grido di dolore di una anziana che ci ha telefonato in redazione, alla quale, non potendo darle nessuna risposta, ci siamo limitati ad ascoltarla, a capirla e a condividere la sua indignazione.
Al pomeriggio ci telefona ancora. “Si ricorda di me che ho telefonato stamattina? Ho ricevuto una lettera dell’INPS”.
Pensiamo che forse è arrivata qualche buona notizia, la comunicazione che la situazione dei pagamenti si è risolta, che magari riceverà qualche aggiustamento, un ricalcolo. Invece non è così. “Ci comunicano che ci ridurranno la pensione di oltre cinquanta euro e che abbiamo un debito con l’INPS de 2930 euro per il controllo dei redditi degli anni 2005 e 2006. Cosa faremo? E non creda - continua la donna - che abbiamo pensioni argentine importanti. Mio marito ed io prendiamo la minima tutti e due, anche se lui ha fatto 47 anni di versamenti nella categoria più alta degli autonomi ed io ho 29 anni di contributi come impiegata bancaria. Tutti e due abbiamo fatto causa, tutti e due l'abbiamo vinta, ma nè ci hanno pagato gli arretrati, nè ci hanno aggiornato la pensione. Cosa faremo?”, chiede ancora al telefono la signora, residente a San Isidro.
Un altro caso. Un pensionato italiano, ci racconta le peripezie che da tre mesi deve fare per poter riscuotere la pensione italiana.
“Nel mese di maggio, ho riscosso la pensione solo l’ultimo dia del mese, perché non so già quante volte e in quante sedi della Western Union mi sono recato. Ogni volta era un problema. Inoltre, non pagano in euro, e pagano in dollari al cambio che vogliono loro. E nessuno sa dire se questo sarà sempre così o se cambierà. Ma io non posso andare in giro tutti i mesi con questa storia. Io ho 89 anni, fra poco compirò novanta. Non le spiego tutti i problemi di salute che ho. Appena posso camminare. La pensione la spendo tra medicine e qualcosa per mangiare. Se avanza qualcosa, lo metto da parte, perché uno di questi giorni dovrò andare in un asilo per anziani e non penso di andare in uno del Pami. Dovrò pagarmelo io, e per questo saranno tutti i miei pochi risparmi”. Anche questo signore ha fatto causa a su tempo allo Stato argentino, per avere una pensione adeguata ai contributi versati. “Dodici anni di causa! - esclama - ma non mi hanno mai pagato”. Italiano fino al midollo, soffre quando si mettono a confronto le burocrazie. “Sapevamo che qui si rubano tutto, ma pensavamo che era diverso in Italia. Purtroppo, sembra che sia uguale” dice sconsolato.
Telefona un signore residente a El Palomar. Un’altra protesta. “Mia madre ha 86 anni, non esce di casa e ho dovuto portarla a una sede di Western Union in Caseros, perché non riconoscono la delega che ho, fatta davanti al notaio. Ma come non riconoscono un documento pubblico come quello fatto davanti a un notaio? Cerchiamo una spiegazione, dicendo che forse in passato c’è stato qualche caso di furbi, che continuavano a riscuotere con la delega, anche quando il titolare della pensione era defunto. “Lo capisco, ma per questo l’anno scorso sono stato convocato e mi sono presentato tre volte al consolato di Morón, portando il certificato di esistenza in vita di mia madre e l’atto notarile. Ma allora a che servono i controlli che fanno?”, domanda il signore, portato dai genitori in Argentina quando aveva cinque anni.
uando gli diciamo che ha ragione, ma che purtroppo la burocrazia è cieca, ci racconta: “Mia madre ha 86 anni, ed ha l’Alzheimer. Sta con coi, ma parla poco ed quasi non esce. Ho dovuto spiegarle di che cosa si trattava, l’abbiamo portata con un “remis” fino alla sede della Western Union. Abbiamo chiesto agli impiegati di portare il comprovante nella macchina per farla firmare, ma non hanno voluto. L’abbiamo portata con la sedia a rotelle e per di più è stato necessario aiutarla perché è piccoletta e il bancone era troppo alto, per cui aveva difficoltà per firmare. Le sembra giusto?”
No, non ci sembra giusto per niente. Come non ci sembra giusto che la situazione si protragga e che non ci siano risposte alle domande e alle richieste fatte dai nostri rappresentanti. E nemmeno che l’INPS e l’ICBP continuino a dimostrare la più assoluta indifferenza nei confronti delle migliaia di anziani indifesi, dei disagi e delle ansie che stanno subendo per poter riscuotere ciò a cui hanno diritto.
Come non è giusto che in Italia nessuno informi su questa ingiustizia o peggio, che sia un problema che non interessa a nessuno.
Un altro anziano pensionato, raccontando le stesse peripezie vissute per riscuotere quei pochi euro che ha di pensione italiana, si lamentava: “Siamo venuti in Argentina perché in Italia non c’era posto per tutti. Qui si sono appropriati varie volte di quanto avevamo risparmiato, frutto di anni di lavoro. Ma ci consolavamo sentendoci fieri di essere italiani, perché l’Italia era diventata un Paese civile. Ma se dall’Italia ci trattano così, significa che non ci resta neanche quella magra consolazione”. Infatti, trattare così gli anziani, non è degno di un paese civile. (Tribuna Italiana)

