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Una giornata alla “Far-West Union”
di Antonio Bruzzese - Pres. Inca Argentina
Mercoledì scorso, ci siamo recati a Quilmes, presso l’ufficio “Pago Facil”, all’interno del quale opera una sede Western Union (Alsina 155). Uno spazio limitato per le circa 100 persone presenti. Stimiamo che almeno la metà pagava tasse e servizi, mentre tutti gli altri aspettavano il loro turno, dall’unico impiegato assegnato al pagamento delle pensioni.
Chiedo ad una simpatica anziana di 82 anni - I. P. - origine marchigiana, accompagnata dalla figlia, di seguire il suo problema.
La pensione arriva con l’importo in Euro, ma si tratta solo con i dollari e, visto che erano finiti, si passava ai pesos con una trattenuta e un cambio da furto.
Per riscuotere occorre avere la certificazione dell’esistenza in vita, non sono accetttate le deleghe e dunque bisogna recarsi personalmente in qualsiasi condizione.
L’osservazione dell’anziana è semplice: “Perche’si chiede una documentazione complicata, senza formulari, senza informazione, se vengo direttamente con il documento di identità?”.
Aggiungiamo che in Argentina si riscuote senza problemi con il titolare munito di documento.
Grida, pianti, tensione.
Coloro che non hanno la possibilità di muoversi autonomamente aspettano in macchina e quando è il loro turno con stampelle e sedie a rotelle vengono accompagnati allo sportello da dove, a viva voce, l’impiegato comunica anche l’ammontare.
E’ bene notare che le procure, fatte davanti ad un notaio, per la legge Argentina sono valide, per l’Inps no.
La nostra simpatica anziana dopo due ore e mezzo ha i suoi circa 100 euro in pesos.
I malati e infermi in gravi condizione si recano invece in ambulanza, pagata da loro stessi, al parcheggio del supermercato WalMart, nel quale vi è un altro sportello della Western Union (meglio identificarla come “Far West Union”).
Quando è il loro turno, con barella e flebo, vengono portati allo sportello poiché il cassiere non può muoversi. Una barbarità.
Già a questo punto c’è abbastanza per vergognarsi. Una immagine dell’Italia, dopo quelle ripetute di sexy girls e mazzette, che ci dice dove siamo sprofondati.
Le responsabilità sono essenzialmente dell’Inps, garante dei servizi ai pensionati.
Occorre fare attenzione al futuro affidamento. Noi non entriamo nelle scelte dell’Istituto, ma siamo preoccupati dalla possibile scarsa copertura nazionale. Non basta avere 46 filiali nella provincia di Buenos Aires, se poi si hanno 3 filiali in Cordoba e Santa Fe e 1 in poche altre province. Si pensi bene ad un accordo ampio.
Cosa pensa il Comitato di vigilanza dell’Inps?
Un sollecito anche ai parlamenteri, specie gli eletti all’estero. Essi sono molto impegnati e attivi.
Leggiamo la protesta che, nell’albo dei traduttori del Consolato di Belo Horizonte, non c’è un italiano, cosa molto seria e sarà certo utile darsi qualche priorità. Le quantità senza risultato non servono.
I Consolati ricordano il celebre “ E le stelle stanno a guardare”.
Cosa fare?
Mi sono permesso di suggerire alla Western Union di mettere a disposizione personale del Patronato Inca per le verifiche dei casi richiamati, accertando l’esitenza in vita con dichiarazione giurata. Mi è stato risposto che Roma non lo permette.
Allo stesso modo, non si riconosce come valida la presenza dell’interessato con il proprio documento. Il buon senso non è per le Istituzioni italiane.
Stiamo valutando anche una denuncia al Tribunale Internazionale dei Diritti Umani.
Ognuno si assuma le responsabilità che gli competono.
Gli anziani, specie i deboli, hanno la parola, ma non il diritto.
Antonio Bruzzese
Pres. Inca Argentina

