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Il caso Di Girolamo, strumento per colpire gli italiani all’estero
Al vaglio del Senato le dimisioni presentate da Di Girolamo. Nonostante le denunce e le richieste della magistratura, è stato quasi due anni al Senato prima che scoppiasse il caso del riciclaggio. Ma Di Girolamo non era un italiano all’estero, si è servito di noi. Quando è stato in Argentina con la Fondazione Italiani nel Mondo.
Il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo ha scritto al presidente del Senato Renato Schifani una lettera in cui comunica le proprie dimissioni da Palazzo Madama. Quaranta righe in tutto in cui il senatore del Pdl, finito nella bufera giudiziaria con l'accusa di essere stato eletto nella circoscrizione estero con il voti della 'ndrangheta, ribadisce la propria posizione.
L'aula del Senato voterà oggi alle 12, ora italiana, sulle dimissioni del senatore del Pdl Nicola Di Girolamo, sul quale pende un ordine di custodia cautelare del gip di Roma per l'inchiesta su frodi e ricettazioni nella telefonia.
Lo ha deciso ieri a maggioranza la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, come riferito dal capigruppo del Pdl, Maurizio Gasparri, il quale ha precisato che il suo partito voterà a favore.
"Il voto sarà domani (per oggi, ndr.) verso le 12", ha detto Gasparri, ma il calendario dovrà essere ratificato oggi pomeriggio dall'aula, a causa l'opposizione del centrosinistra, il quale chiede che si votino prima le mozioni sulla decadenza di Di Girolamo da senatore, congelate da oltre un anno.
"Il voto sulle dimissioni, proprio per il loro valore sanzionatorio (per Di Girolamo si aprono le porte del carcere, ndr.), è prioritario e viene prima di qualsiasi altra discussione", ha detto Gasparri al termine della capigruppo. "E noi riteniamo che le dimissioni debbano essere approvate".
Il Pd, l'Idv e l'Udc vogliono invece mettere a frutto politicamente il fatto che la maggioranza in Senato abbia glissato in passato sulla posizione di Di Girolamo, già indagato per violazione della legge elettorale, in quanto si sarebbe falsamente dichiarato residente a Bruxelles per essere eletto nella circoscrizione Estero-Europa alle politiche del 2008.
L'inchiesta aveva già prodotto una richiesta di arresto per Di Girolamo, respinta dalla Giunta per le elezioni e le autorizzazioni di Palazzo Madama, la quale però si era pronunciata nell'ottobre del 2008 a favore della decadenza da senatore.
L'assemblea, chiamata quindi a votare sulla decadenza, aveva archiviato il tutto, approvando, nel mese di febbraio dell’anno scorso, un ordine del giorno del Pdl che sospendeva il giudizio finché non si fosse conclusa l'azione penale.
Proprio questa decisione il centrosinistra vuole ora richiamare all'attenzione, alla luce della più grave inchiesta romana che coinvolge Di Girolamo insieme a società come Fastweb e una controllata di Telecom Italia. Nicola Di Girolamo è al centro di una inchiesta sulle attività di un gruppo, dedito al riciclaggio di fondi neri frutto di presunte manovre degli operatori di servizi di telefonia via internet: Fastweb e Telecom Sparkle e collegato alla ‘ndrangheta. La vicenda è venuta alla luce la settimana scorsa, ma l’inchiesta riguarda fatti avvenuti tra il 2003 e il 2006.
Ma Di Girolamo, era già sotto inchiesta. Infatti, il gip aveva già inviato una richieste alla giunta delle autorizzazioni a procedere del Senato. Per Di Girolamo l'accusa era quella di violazione della normativa elettorale, con l'aggravante mafiosa prevista dall'articolo 7 della legge del '91. Nella nuova richiesta, il senatore è anche accusato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio transnazionale, per aver fatto parte di un gruppo criminale che, tra il 2003 e il 2006, avrebbe riciclato oltre 2 miliardi di euro.
"Nel corso delle passata campagna elettorale - ha scritto il giudice per le indagini preliminari motivando la sua richiesta a Palazzo Madama - le indagini hanno documentato che esponenti della 'ndrangheta si sono recati in Germania, nel collegio di Stoccarda, ed hanno raccolto i certificati elettorali dei nostri immigrati. In questo modo hanno poi espresso i voti in favore di Di Girolamo. E' uno dei profili più inquietanti che sono emersi da questa indagine".
LE DIMISSIONI DI DI GIROLAMO
"Dopo tanto fango, dopo l'ignominia di un'esposizione mediatica che mi ha descritto agli occhi dei Paese come un mostro, usurpatore della politica e del mandato elettorale, credo fermamente che sia arrivato il momento della responsabilità e della verità dei fatti", scrive Di Girolamo dicendosi convinto "di dover rendere disponibile la mia persona (...) perché chi dovrà giudicare possa davvero conoscere i contorni di una vicenda che non è tutta criminale".
L'esponente del Pdl ha poi informato della sua decisione il presidente del partito al Senato Maurizio Gasparri e il suo vice Gaetano Quagliariello con una lettera nella quale ribadisce gli stessi concetti. "Nel gruppo non si è seduto un delinquente ma un cittadino che ha compiuto gravi ingenuità e leggerezze. Lievità figlie dell'esperienza da 'candidato' che -prosegue- mi ha portato a rincorrere ogni legittima preferenza e a riporre affidamento in chiunque mi avesse offerto un aiuto in un collegio così enorme come sono quelli per gli eletti all'estero.”
E conclude con una consapevolezza, di aprire "così la strada ad un mio personale calvario di cui non conosco il percorso ed il tempo ma con la certezza che, nel fondo, vi troverò quel riscatto per me e la mia famiglia".
LE POLEMICHE
Scoppia la polemica sul voto degli italiani all'estero dopo la vicenda che ha coinvolto il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo. "Basta ipocrisie, non è il sistema elettorale degli eletti all'estero, che è una barzelletta, a non funzionare. L'assurdità è che ci siano dei parlamentari eletti all'estero!", tuona Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord.
"E dopo le negative esperienze accumulate in due legislature spero che tutti, come il sottoscritto, siano giunti alla conclusione che non c'è alcuna necessità di avere deputati e senatori eletti all'estero - insiste -. I nostri cittadini che vivono all'estero hanno il diritto di votare, con modalità serie e non con le attuali, ma per i parlamentari di casa nostra. Prendiamo spunto dal motto dei rivoluzionari americani, 'no taxation without representation', trasformandolo in 'no representation without taxation', perché -conclude - nel nostro Parlamento deve sedere chi vive, lavora e paga le tasse, a casa nostra''.
Perplessità sulle modalità del voto all'estero sono state espresse dal premier Silvio Berlusconi , che da Torino è tornato a ribadire che la legge ''va cambiata'', e dal presidente del Senato Renato Schifani . ''Il voto per corrispondenza è uno scandalo - ha sottolineato Schifani -, consente queste tipologie di attività illecite e l'acquisizione del voto a volte addirittura pagandolo". "Dobbiamo immediatamente procedere - aggiunge - ad una rivisitazione del voto per corrispondenza ed affermare delle regole attraverso le quali le stesse polizie estere garantiscano l'effettività della residenza all'estero del candidato".
Dubbi sul sistema anche daldell'opposizione. La presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro nota come dalla vicenda Di Girolamo emerga con evidenza che ''il sistema elettorale per il voto degli italiani all'estero è inadeguato". "E' necessario intervenire su diversi aspetti, penso alla configurazione delle circoscrizioni elettorali o all'anagrafe degli aventi diritto, ma in primo luogo serve cambiare il meccanismo elettorale".
A difendere la legge è invece Mirko Tremaglia, già ministro per gli Italiani nel mondo e 'padre' del provvedimento, che tuttavia ammette la necessità di qualche modifica. "Cambiarla, semmai, per migliorarla, ma la legge sul voto degli italiani all'estero, 4 milioni di nostri connazionali, non si tocca", dice all'ADNKRONOS.
Tremaglia se la prende con il senatore Nicola Di Girolamo e con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi: il primo "non doveva essere senatore", mentre alle affermazioni dell'esponente di governo, secondo il quale l'esperimento del voto degli italiani all'estero sarebbe fallito, Tremaglia dice che reagirà "come una belva: io - aggiunge - mantengo gli attributi e voglio difendere a tutti i costi la forza dei Comitati tricolore all'estero". ''Proseguirò la mia battaglia per i nostri connazionali all'estero - insiste -, ai quali il Cavalier Berlusconi non ha mai tenuto perché secondo lui non pagano le tasse".
"E' da tempo - prosegue Tremaglia - che dico che la legge va migliorata. Ho fatto anche diverse denunce per i 'furti' di voti commessi. Ma questi signori se ne sono altamente fregati. I problemi nascono tutti dalle garanzie di segretezza del voto, e per risolverli occorre organizzare i seggi elettorali nelle circoscrizioni estere, nelle scuole, nei consolati. Da lì, poi, le buste con le schede elettorali partirebbero per l'Italia".
"Se invece, come accade ora, la busta con la scheda viene spedita al consolato, allora possono nascere i problemi. Quanto al voto per corrispondenza - sottolinea Tremaglia - posso solo dire che è un sistema collaudato ed in uso anche in Francia e negli Stati Uniti, non vedo perché debba essere messo in discussione".
"Non possiamo negare il diritto di voto ai nostri connazionali all'estero: con la mia legge abbiamo garantito questo diritto a 4 milioni di nostri connazionali all'estero, che hanno potuto rafforzare il legame con il loro Paese e sono stati felici di farlo. Se ora tornassimo indietro - conclude Tremaglia - li abbandoneremmo e spezzeremmo questo legame, che è forte, come ha potuto constatare anche il presidente Fini nel suo recente viaggio negli Usa".
"Si tratta - ha osservato il sottosegretario Giovanardi - di riunire al più presto possibile l'Aula del Senato per votare la decadenza da senatore di chi ormai oggi è accertato non aver mai avuto i titoli per farne parte. E poi, rapidamente abrogare le norme che prevedono l'elezione di deputati e senatori all'estero, un sogno dell'on. Tremaglia, condiviso a suo tempo dal Parlamento, che si è trasformato in un incubo per l'evidente impossibilità di gestire correttamente in circoscrizioni estere, sparse in tutto il mondo l'elezione di cittadini italiani emigrati all'estero, residenti all'estero, che pagano le tasse nel paese che li ha accolti e in quel paese mantengono tutti i loro interessi personali e professionali".
DI GIROLAMO IN ARGENTINA
L’ex senatore del Pdl visitò l’Argentina l’anno scorso, per partcipare alla presentazione, nella sede della “Bolsa de Comercio” della Fondazione Italiani nel mondo della quale era vicepresidente per l’Europa. Presidente è il sen. Sergio De Gregorio e vicepresidente per l’America Meridionale il sen. Esteban Caselli, al quale, i colleghi della Fondazione, manifestarono il loro appoggio alla sua candidatura presidenziale per la “Casa Rosada”, riaffermata poi in una riunione al Coliseo.

