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Americani e francesi rendono giustizia al ministro Mirko Tremaglia
ROMA - Vi ricordate quando l’allora Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia insisteva sui 65 milioni di italiani nel mondo, chiedeva interventi volti a valorizzarne il potenziale ruolo di "contribuenti" al bilancio, chiedeva che l’Italia aprisse gli occhi e li guardasse come 65 milioni di potenziali viaggiatori Alitalia, di potenziali ospiti del turismo italiano, di potenziali acquirenti di prodotti italiani?
Bene, qualcuno gli occhi li ha aperti, ma, purtroppo, non è l’Italia. Li ha aperti il colosso dei fastfood McDonald, il quale ha deciso di creare un menù italiano, il McItaly, per la sua americanissima catena. Gli americani hanno alla fine capito che creare un menù preparato con ingredienti rigorosamente made in Italy avrebbe aperto le migliaia di Mac’s sparsi nel mondo intanto al gusto di 65 milioni di potenziali avventori.
Hanno anche capito che, in ogni caso, il marchio Italia avrebbe garantito la qualità del loro prodotto nei confronti di tutti. Ed hanno aperto gli occhi, poi, i francesi, i cui sentimenti più immediati sono il nazionalismo e la difesa degli interessi nazionali. I francesi, infatti, quando hanno saputo che il loro paese sarebbe stato il primo nel quale sarà lanciato il McItaly hanno fatto resistenza e hanno creato non poche difficoltà agli amministratori della McDonald. Tutto questo, mentre qualcuno, come il consorzio parmigiano reggiano o qualche rivista dell’integralismo gastronomico italiano, continuava o continua a tener chiusi gli occhi.
Perché diciamo che tutto questo rende giustizia a Tremaglia, che in qualche caso avrà anche enfatizzato sui 65 milioni di italiani nel mondo? Per il semplice motivo che queste iniziative attestano che la sua indicazione politica era giusta. Nessuno, però, si è preso la briga di seguirla e di cercarne sbocchi applicativi, come quello del McItaly, per esempio, per trasformare sostanzialmente la grande massa di oriundi italiani in un risorsa concreta per il Paese.
E, in un momento di crisi internazionale come quello attuale, ci sentiamo di invitare i 18 parlamentari eletti dagli italiani all’estero ad essere più pragmatici su questioni in discussione da decenni – leggi riforma del Cgie e dei Comites che pure hanno una loro priorità - e più concreti nel promuovere iniziative che dimostrino al resto del Parlamento l’utilità di maggiori e migliori interventi a favore dei nostri connazionali che vivono e lavorano all’estero. (Aise)
GIUSEPPE DELLA NOCE

